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Il redditometro torna alla ribalta

Il redditometro torna alla ribalta. È stato infatti predisposto il nuovo paniere di spesa indicativo della capacità contributiva degli italiani nel quale finiscono, fra le altre, anche le spese per alimentari e bevande, per abbigliamento e calzature, per l’acquisto di medicinali e visite mediche. Ai consumi, certi o determinabili induttivamente, si aggiungeranno anche gli investimenti effettuati ed il risparmio accumulato nell’anno.

Il via libera al nuovo redditometro, di fatto bloccato dal 2018, è contenuto in un decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze di prossima pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

Il decreto ha infatti ad oggetto il contenuto induttivo degli elementi indicativi di capacità contributiva sulla base dei quali, ai sensi del quinto comma dell’articolo 38 del DPR 600/73, potranno essere emessi accertamenti basati sulla determinazione sintetica del reddito complessivo delle persone fisiche.

Tenuto conto della numerosità di elementi indicativi di capacità contributiva individuati nel suddetto decreto (soltanto nella categoria consumi sono elencate più di 50 voci di spesa), si ha l’impressione che quello che sta per irrompere sulla scena sia un vero e proprio «studio di settore» in formato famiglia.about:blank

Il procedimento attraverso il quale verrà determinato il reddito sintetico accertabile in capo al singolo contribuente è costituito da una sommatoria di più elementi indicativi di capacità contributiva.

Il primo componente che verrà utilizzato in tale determinazione è costituito dall’ammontare delle spese che dai dati disponibili o dalle informazioni presenti nell’Anagrafe tributaria, risultano sostenute dal contribuente.

A tale ammontare verrà poi aggiunto, su base induttiva, l’importo delle spese correnti determinato sulla base di analisi e studi socio economici e della quota parte attribuibile al contribuente, dell’ammontare della spesa per i beni e servizi considerati essenziali per conseguire uno standard di vita minimamente accettabile (c.d. soglia di povertà assoluta) tenendo conto sia del nucleo familiare che dell’ubicazione geografica.

A questi elementi potranno ulteriormente aggiungersi gli incrementi patrimoniali conseguiti dal contribuente nel periodo d’imposta e la quota di risparmio formatasi nell’anno e non utilizzata per consumi ed investimenti. Questa ultima verrà riscontrata dall’Agenzia delle entrate attraverso l’analisi dell’archivio dei rapporti finanziari presente nell’anagrafe tributaria.

Il decreto in commento individua anche i criteri in base ai quali le spese verranno imputate ai contribuenti. In particolare, sempre ferma restando la possibilità per il contribuente di fornire la prova contraria, le spese relative ai beni e servizi si considereranno sostenute dalla persona fisica cui risultano riferibili sulla base dei dati disponibili o delle informazioni presenti in Anagrafe tributaria. Con una logica simile verranno altresì considerate finanziate con i redditi del contribuente anche le spese per beni e servizi effettuate dal coniuge e dai familiari fiscalmente a suo carico.

Il decreto in commento verrà utilizzato ai fini della determinazione del reddito sinteticamente attribuibile ai contribuenti per gli accertamenti degli anni d’imposta a decorrere dal 2016.

Sulla base delle disposizioni contenute nel DL n.87/2018 il decreto è stato predisposto sentiti l’Istat e le associazioni maggiormente rappresentative dei consumatori.

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