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Il redditometro punta i maxi-evasori

di Marco Bellinazzo e Antonio Criscione

Un cantiere aperto. La manovra fiscale correttiva sta prendendo corpo in queste ore con la febbrile riscrittura degli emendamenti. Ieri è spuntata anche l'idea di aprire le porte a un concordato, accompagnandolo però a un inasprimento delle sanzioni contro l'evasione, fino al ricorso del «deterrente penale» del carcere per chi si macchia di reati fiscali particolarmente gravi.

A tre giorni dal vertice di Arcore, il quadro degli interventi in materia tributaria si fa sempre più articolato. A partire dal contrasto dell'abuso di interposizioni e intestazioni patrimoniali elusive annunciato nel comunicato diffuso da Palazzo Chigi lunedì sera, il raggio d'azione delle misure si sta ampliando, nel tentativo di recuperare risorse sostitutive del gettito collegato al contributo di solidarietà (3,8 miliardi di euro in tre anni). Nella confusione delle voci sulla manovra, del resto, non viene escluso neanche un ritorno, sia pure modificato, del contributo sui redditi più alti. Secondo fonti parlamentari della maggioranza, dunque, i tecnici dell'Economia sono al lavoro per rendere più stringente la lotta all'evasione fiscale. Come provvedimenti deterrenti per chi sfugge alle maglie del fisco, si parla di inasprimento delle pene detentive. Ma potrebbero essere anche abbassate le soglie sopra le quali oggi scatta la rilevanza penale dei comportamenti dei contribuenti infedeli.

Il modello preso a riferimento sarebbe quello americano. Questa linea del rigore, riferiscono sempre le fonti parlamentari, è appoggiata anche dal premier che, tuttavia, monitora la situazione affinché non si arrivi a soluzioni estreme. Anche perché andrebbe considerata l'"attenuante" dell'estrema complessità del sistema fiscale.

Scartata l'ipotesi di un condono edilizio e accantonata, per il momento, la prospettiva di aumentare l'Iva, il Consiglio dei ministri oggi dovrà tirare le fila delle proposte. Tra le quali, ieri, è stata appunto avanzata quella di un concordato fiscale per gli anni pregressi che permettere di regolarizzare le proprie pendenza con l'amministrazione finanziaria. Un concordato che farebbe da contraltare a un'applicazione più rigida del redditometro, supportato da indagini finanziarie, soprattutto per chi detiene beni di particolare pregio o chi ha un tenore di vita molto al di sopra dei redditi dichiarati al fisco. In pratica una sorta di redditometro rafforzato per i maxi-evasori.

Il concordato sarebbe basato su un meccanismo di accertamento con adesione. Le Entrate invierebbero ai contribuenti "sospettati" una lettera di contestazione invitandoli a trovare con l'ufficio un accordo (peraltro un meccanismo di questo tipo è già in atto e le lettere ai contribuenti sono già in fase di preparazione come segnalato sul Sole 24 Ore del 28 agosto). In pratica, il contribuente aderendo alla proposta di concordato inviatagli dal fisco accetta un maggior imponibile e l'amministrazione finanziaria, in cambio, rinuncia generalmente ad ogni futura pretesa. Il giro di vite toccherà anche i commercianti che non rilasciano lo scontrino. La sospensione del l'attività, in effetti, potrebbe arrivare in anticipo e con un minor numero di violazioni rispetto a quanto accade oggi (4 violazioni in 5 anni). Inoltre i nomi dei renitenti dello scontrino potrebbero essere messi letteralmente alla gogna, perché i loro nomi sarebbero pubblicati sui giornali e magari sui siti internet, dove la replicabilità all'infinito potenzierebbe la sanzione e quindi l'effetto dissuasivo.

Si è anche parlato della possibilità di potenziare le procedure di recupero nei confronti di quei soggetti che hanno aderito ai precedenti condoni versando solo le prime rate. Si tratta di somme consistenti. Per la Corte dei conti, che ha recentemente diffuso delle stime, ad otto anni di distanza dai maxi-condoni della Finanziaria 2003, lo Stato deve ancora incassare 4,2 miliardi.

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