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Il redditometro «pesa» la donazione

Donazioni come eventuali giustificazioni a fronte delle possibili richieste dell’Agenzia ai fini del redditometro. Vanno però considerate le eventuali ripercussioni che si possono avere nei confronti del soggetto donante.
Uno degli aspetti che più volte viene sollevato ai fini del redditometro è di come dare giustificazione di eventuali spese sostenute con il “contributo” di altri soggetti.
L’acquisto della casa
Il caso classico è quello dell’acquisto dell’immobile o di un’autovettura che avviene con disponibilità messe a disposizione da genitori o da parenti. Nel caso dell’immobile, una possibile soluzione è quella della esplicitazione della donazione indiretta (si veda articolo sotto), tenendo ovviamente conto delle ripercussioni che si possono avere per il soggetto donante. In sostanza, se nell’atto di acquisto dell’immobile viene esplicitato dal figlio (soggetto acquirente) che l’acquisto viene effettuato con (anche in parte) denaro donato dal padre, è evidente che il figlio potrà agevolmente dimostrare l’irrilevanza dell’investimento ai fini del redditometro. Dovrà però essere considerato se il padre ha una capacità reddituale tale da consentirgli la donazione, perché l’amministrazione potrebbe decidere di svolgere approfondimenti sulla posizione di quest’ultimo. Ovviamente, la giustificazione della donazione vale nell’esempio fatto per la rilevanza ai fini del redditometro dell’investimento relativo all’immobile; occorre poi considerare che all’intestatario del bene verranno comunque attribuite tutte le spese per consumi relative all’abitazione previste dalla tabella A allegata al decreto sul redditometro (manutenzioni, spese del condominio, eccetera).
La giustificazione valida
In tutti gli altri casi, se un soggetto riceve alcune liberalità da parte di genitori e di terzi, con le quali poi provvede ad effettuare l’investimento o la spesa, è evidente che le liberalità potranno essere considerate come valide giustificazioni ai fini del redditometro se risultano documentate (la soluzione è quella del bonifico sul conto corrente).
Occorre anche considerare il caso delle spese correnti che vengono sostenute nell’ambito della famiglia. Tralasciando l’aspetto dell’attribuzione ai fini del redditometro della quota parte della spesa media Istat (in base ad un semplice rapporto tra reddito del singolo contribuente e il reddito complessivo del nucleo familiare), va tenuto conto che il decreto del redditometro stabilisce che si considerano sostenute dal contribuente le spese effettuate dal coniuge e dai familiari fiscalmente a carico.
Si tratta di un automatismo: tuttavia nell’ambito del contraddittorio potrà ben essere rappresentato che talune spese sono state effettivamente sostenute dal familiare a carico avendo quest’ultimo una capacità reddituale minima (ancorché rientrante nei limiti per essere considerato fiscalmente a carico) che gli consente di sostenere talune spese. Ancora una volta, quindi, è il contraddittorio il nodo centrale di tutta l’operazione redditometro. Contraddittorio nel quale si potrà dare giustificazione di eventuali donazioni, del fatto che le spese sono state sostenute da altri, e così via. Così come nel contraddittorio il contribuente potrà dare dimostrazione che le spese effettivamente sostenute – ad esempio, le vacanze – sono inferiori ai valori Istat.
L’accertamento
È davvero difficile affermare che, se non si trova un accordo in adesione, l’eventuale accertamento si basa un fatto noto stabilito dalla legge (prerogativa delle presunzioni legali). L’Agenzia, infatti, dovrà procedere alla personalizzazione di tutti gli elementi emersi dal contraddittorio, pena la nullità dell’atto impositivo.

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