Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Il redditometro guarda indietro

Le disposizioni del nuovo redditometro vanno interpretate retroattivamente e applicate anche agli accertamenti sintetici degli anni passati, 2008 compreso. Sulla base di tale principio il mancato esperimento del contraddittorio preventivo, previsto nel comma 7 dell’articolo 38 del dpr 600/73, rende illegittimo l’accertamento sintetico anche per le annualità precedenti al 2009. L’eliminazione della spesa per incrementi patrimoniali con effetto dal periodo d’imposta 2009 rende altresì illegittima la spalmatura per quinti sulle annualità precedenti. Sono questi, in estrema sintesi, i riflessi e gli spunti che si possono cogliere dall’esame delle più recenti sentenze di merito in materia di accertamenti sintetici che, seppur ancorate al redditometro vecchia maniera, risultano influenzate, positivamente, dalle innovazioni introdotte in materia dall’articolo 22 del dl 78/2010. Dunque, se presso la Corte di cassazione la riforma dell’accertamento sintetico ha aperto un dibattito circa la reale natura presuntiva dei calcoli redditometrici con i giudici di legittimità che passano da pronunce nelle quali si rimane fermi sulla valenza di presunzione legale relativa ad altre nelle quali si parla di presunzione semplice, le corti di merito, in maniera più pragmatica, si spingono verso soluzioni innovative di problematiche scaturite proprio alla luce delle modifiche normative allo strumento di accertamento. Nella tabella in pagina sono riepilogate alcune delle più recenti sentenze di merito che sono intervenute sulla materia cercando di cogliere le novità normative suddette.

Il contraddittorio preventivo. Una delle più importanti novità introdotte dall’articolo 22 del dl 78/2010 all’accertamento sintetico è senza dubbio l’introduzione dell’obbligo del contraddittorio preventivo fra il fisco e il contribuente prima dell’emissione dell’avviso di accertamento. Seppure tale novità sia tecnicamente applicabile solo per i nuovi accertamenti da redditometro, quelli per intendersi relativi alle annualità 2009 e successive, alcune Corti di merito, quali la Ctp di Torino e quella di Varese, non hanno tardato a cogliere l’effetto retroattivo e l’applicabilità di tale istituto anche agli accertamenti del passato.

L’obbligo del contraddittorio preventivo, si legge nella massima della Ctp di Varese, fa rientrare il redditometro nell’alveo degli accertamenti standardizzati nei quali la risultanza stessa dell’accertamento trova il suo momento essenziale e centrale proprio nel confronto preventivo fra l’ufficio e il contribuente. È nel contraddittorio preventivo che, al pari degli studi di settore, il risultato del redditometro può essere corretto sulla base delle eccezioni sollevate dal contribuente.

Sulla base di tali ragionamenti le due Commissioni tributarie provinciali di Torino e di Varese hanno ritenuto di dover dichiarare illegittimo l’accertamento da redditometro relativo ad annualità precedenti il 2009 per i quali non si era applicato in maniera retroattiva il nuovo comma 7 dell’articolo 38 del dpr 600/73, invitando il contribuente a un preventivo contraddittorio con l’ufficio.

Utilizzo retroattivo incrementi patrimoniali. Come è noto uno dei punti più critici della revisione dell’accertamento sintetico operata dal dl 78/2010 è stata l’abolizione della c.d. spesa per incrementi patrimoniali. Sulla base di tale novità normativa gli acquisti di beni patrimonio effettuati dai contribuenti negli anni 2009 e successivi verranno pesati per intero ai fini del redditometro anziché essere «spalmati» sull’esercizio stesso e sui quattro precedenti, come avveniva sulla base della vecchia formulazione letterale dell’articolo 38 del dpr 600/73. Preso atto di tale novità normativa due Corti di merito (Ctp Novara e Ctr Roma) hanno bocciato l’utilizzo da parte degli uffici dell’Agenzia delle entrate delle spese incrementative del patrimonio del contribuente sostenute negli anni successive a quello oggetto di verifica con il redditometro. Quella sopra descritta è purtroppo una prassi che molti uffici locali hanno adottato per «rimpolpare» gli accertamenti da redditometro per le annualità fino al 2008 in attesa del debutto del nuovo strumento di accertamento per gli anni successivi. Ora, alla luce delle due sentenze in tabella, tale modus operandi deve ritenersi illegittimo e deve essere contrastato adeguatamente sia nel contraddittorio preventivo che nel successivo ed eventuale contenzioso tributario. L’ufficio, secondo la Ctr Roma, «ha errato nell’interpretare l’articolo 38 ritenendo che esso permetta l’imputazione fittizia di qualsiasi reddito anche futuro». La norma, prosegue la Ctr, intende unicamente «sottoporre a tassazione redditi che, ragionevolmente, sono stati occultati e hanno poi visto una manifestazione solo nell’incremento patrimoniale avvenuto in un anno successivo al loro accumulo». La c.d. «spalmatura» per quinti dell’investimento effettuato dal contribuente è legittima soltanto se riguarda gli investimenti effettuati nell’anno oggetto di accertamento e in quelli precedenti, ma non per quelli effettuati in anni successivi a quelli accertati.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Non è stata una valanga di adesioni, ma c’è tempo fino a domani per consegnare le azioni Creval ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Un altro passo avanti su Open Fiber, la rete oggi controllata alla pari 50% da Cdp e Enel, per accel...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il «passaggio di luglio» con la fine del blocco dei licenziamenti per le imprese dotate di ammorti...

Oggi sulla stampa