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Il redditometro diventa fai-da-te

di Mario Sensini

ROMA — Dal mese di febbraio dell'anno prossimo, grazie a un software, tutti i contribuenti potranno verificare, inserendo determinate informazioni sulle reali spese effettuate, il rischio di essere "pizzicati" dagli agenti del fisco. Il nuovo redditometro presentato ieri dall'Agenzia delle Entrate avrà infatti una doppia funzione. Lo stesso programmino sarà uno strumento ad uso degli ispettori fiscali per supportare gli accertamenti sintetici programmati ogni anno, ma anche un mezzo di orientamento per i contribuenti sulla coerenza del reddito dichiarato rispetto alla capacità di spesa.
Verranno presi in considerazione gli acquisiti o comunque gli esborsi relativi all'abitazione, ai mezzi di trasporto, alle assicurazioni e ai contributi sociali, all'istruzione, alle attività sportive e ricreative, agli investimenti. In tutto cento voci di spesa, che spaziano dagli affitti, alla spesa per la colf. Passando per mutui, investimenti, apparecchi elettronici, minicar, barche, cavalli, aerei, pay-tv, università e master, l'iscrizione ai circoli sportivi, la spesa per i giochi online, alberghi, centri benessere, oggetti d'arte, gli assegni ai coniugi separati.
Voci che rappresentano tutti gli aspetti della vita quotidiana, e che nello stesso tempo indicano una certa capacità di spesa. E già presenti in buona parte nei cervelloni dell'Agenzia delle Entrate, alimentati dai dati relativi ai rapporti con le banche, da quelli del nuovo spesometro (che registra tutti gli acquisti oltre i 3.600 euro), da quelli acquisiti con lo scambio di informazioni con i Comuni, l'Inps, il Pra, l'Inail, la Siae, e da quelli catturati dalla Guardia di Finanzia con le campagne sul territorio.
Gli elementi che misurano la capacità di spesa (che nel software ad uso dei contribuenti dovranno essere inseriti) saranno confrontati con i redditi indicativi calcolati dall'Agenzia per 55 gruppi omogenei di famiglie in base al numero dei componenti, dei figli a carico, dell'area geografica di residenza. Se la discrepanza tra il reddito indicativo e quello calcolato con il redditometro è inferiore al 20% (ma è una grandezza indicativa che dipende anche dall'entità del reddito stesso) non accadrà nulla, ma quanto più la differenza sarà ampia, tanto maggiore sarà il rischio di incorrere in un accertamento presuntivo, se non in un controllo approfondito. Le categorie economiche, dai commercianti agli artigiani, attendono il nuovo redditometro alla prova dei fatti, ma sono già in allerta. Come i commercialisti. «Va bene — dice il presidente Claudio Siciliotti — solo se non diventa come gli studi di settore. Se dovesse diventare un accertamento automatico allora sarà guerra».

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