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Il redditometro chiede aiuto a Unico

di Marco Mobili e Giovanni Parente

Accertamenti da "tripla A" con il nuovo redditometro. Il fisco potrà controllare non solo quanto guadagna un contribuente dai dati delle dichiarazioni dei redditi, ma anche quanto spende (con il redditometro) e quanto risparmia (con i dati bancari e patrimoniali). Il cerchio così si chiude: la somma delle spese e del risparmio dovrà portare al reddito effettivo. Per aggiornare il nuovo redditometro, di cui domani l'Agenzia svelerà tutti i dettagli alle categorie produttive, i dati affluiranno da più canali. Alcuni sono stati già attivati in passato (si veda la pagina a lato). Ma visto che lo strumento deve indicare l'intera capacità contributiva del cittadino per rapportarla poi a quanto viene indicato in dichiarazione, sarà chiesto un contributo anche attraverso Unico.

Oltre agli indizi già conosciuti o conoscibili, infatti, l'amministrazione starebbe ipotizzando di chiedere alcune informazioni ulteriori necessarie soprattutto a quantificare non tanto ulteriori spese ma i beni patrimoniali non conosciuti o censiti in altri database accessibili al fisco.

Si pensi, per esempio, ai redditi di capitali o ai dividendi in partecipazioni non qualificate. Ma anche i Bot e Cct che, in fondo, un po' sulla falsa riga di quanto già ora avviene con l'Isee quando vuole accedere a una prestazione agevolata. A rileggerla ora, non era poi così causale la norma che si voleva inserire nella conversione della manovra per chiedere l'Iban dei conti correnti bancari in dichiarazione. Una misura "bloccata" dalla commissione Bilancio del Senato e, quindi, non riproposta dal Governo nel maxiememndamento ma che ora potrebbe ritornare per dare un contributo di aggiornamento costante al redditometro.

È arrivata, invece, al traguardo la norma sulle liste selettive che consentirà al fisco di accedere ai dati sui conti correnti per individuare i soggetti da controllare. Un cambiamento a 360 gradi, visto che finora le intestazioni di conti e rapporti finanziari possono "emergere" solo dopo una specifica indagine nei confronti del contribuente e solo dietro l'autorizzazione del direttore regionale delle Entrate o del comandante regionale della Guardia di Finanza.

Un passo deciso verso la mappatura di spese e patrimoni in cui il nuovo redditometro rappresenta un passaggio cruciale per il futuro della lotta all'evasione come ha precisato lo stesso direttore dell'Agenzia delle entrate, Attilio Befera: «Anziché inseguire i ricavi sommersi, che sono difficili da individuare e da provare al giudice, perché possiamo benissimo trovare un commerciante che non fa due scontrini ma poi dobbiamo dimostrare che non li fa sempre, stiamo portando avanti un'operazione di controllo del reddito speso con quello dichiarato e abbiamo aggiunto con l'ultima manovra anche i patrimoni perché andremo a vedere quanto c'è sui conti correnti bancari, titoli e altro. Avremo investimenti mobiliari, reddito speso e reddito dichiarato».

Ma la vera differenza rispetto al passato dovrà farla la compliance, vale a dire la capacità di adeguarsi spontaneamente e di dichiarare redditi in linea con il tenore di vita. E anche in questo caso i contribuenti dovranno dare un contributo in termini di dati.

Le case di software sono al lavoro per mettere a punto il programma che girerà sui computer degli intermediari abilitati: "pescherà" le informazioni già disponibili, chiederà integrazioni al contribuente in riferimento alle voci di spesa ritenute rilevanti dall'amministrazione finanziaria, indicherà la situazione del diretto interessato in base ai parametri fissati dal fisco. L'intermediario, così, diventerà una sorta di tutor tributario continuo, che potrà avere in tempo reale il polso sulla congruità del tenore di vita con quanto denunciato nella dichiarazione dei redditi. E il presidente di Assosoftware, Bonfiglio Mariotti, lancia una proposta: «Perché non gestire con una procedura telematica anche gli inviti degli uffici a fornire ulteriori elementi prima di emettere l'avviso di accertamento?». 

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