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Il reddito torna ai livelli di 27 anni fa 8,2 milioni di poveri, sono quasi il 14%

I CONSUMI indietro di quindici anni, i redditi di ventisette. Due ritorni al passato che spiegano in poche cifre la portata della crisi e danno l’idea di quanto sia spesso il ghiaccio che avvolge l’economia. I dati sono stati elaborati dalle piccole imprese, che ora intendono sventolarli sotto il naso di tutte le forze in lizza nella campagna elettorale per chiedere «una svolta». Se non riparte la domanda interna precisano – la ripresa non arriverà e la loro spietata analisi risulta rafforzata dai dati sulla povertà presentati dall’Istat. Nel 2011, fa notare l’istituto, in Italia si potevano contare 8,2 milioni d’individui poveri, il 13,6 per cento della popolazione.
Il quadro fornito da Rete Imprese Italia (l’associazione che riunisce Confcommercio, Confesercenti, Cna, Casartigiani) vira decisamente al nero. Quest’anno ogni italiano potrà contare, in media, su un reddito di 16.955 euro, in calo di quasi 900 euro (il 4,8 per cento) rispetto allo scorso anno. Volendo fare un paragone con il passato si può dire che le famiglie stavano più o meno così ventisette anni fa, nel 1986. La caduta dei redditi ha fatto fare un tuffo all’indietro di quindici anni anche ai consumi: nel 2013 il loro valore pro capite sarà di 15.695 euro a testa, poco meno di quello del 1998. E al momento non si
vede inversione di tendenza: gli acquisti, che hanno segnato una contrazione del 4,4 per cento già fra il 2012 sul 2011 e si preparano a diminuire anche quest’anno di un altro 1,4 per cento. A questo, va aggiunto l’aumento della pressione fiscale effettiva che, secondo Rete Imprese, nel 2013 supererà il tetto del 56 per cento.
Numeri e tendenze che si sono abbattute come un uragano sul tessuto imprenditoriale: Rete Imprese stima che nel 2012 il saldo fra imprese nate e imprese che hanno gettato la spugna sia stato negativo per circa 100 mila unità (e l’Ance segnala il record di fallimenti fra le imprese edili: 9.500 nei primi dieci mesi dello scorso anno). Da qui la protesta di commercianti e artigiani che lunedì prossimo, 28 gennaio,
metterà in scena su tutto il territorio una giornata di mobilitazione. «La crisi – sottolinea Carlo Sangalli, presidente in carica di Rete Imprese è drammatica, profonda e duratura».
Previsioni negative che l’Istat corregge solo in parte: secondo il presidente Enrico Giovannini, infatti, «è probabile che la ripresa arrivi nella seconda metà del 2013, ma sarà lenta». Quindi, nel breve termine, potrebbe «non produrre effetti significativi sulla disoccupazione e sulle condizioni di vita delle famiglie». D’altra parte l’ultimo rapporto elaborato dall’Istat («Noi Italia: cento statistiche per capire il Paese in cui viviamo») traccia un quadro dalle troppe ombre: quella della povertà relativa per esempio. Dai dati 2011 risulta che sul territorio
vivono 8,2 milioni di poveri: l’11 per cento delle famiglie che diventano il 23,3 nel Sud. Il fenomeno non si argina se non riparte l’occupazione ma, restando ai dati del 2011 (che permettono paragoni a livello europeo) l’Italia paga lo scotto di un feroce tasso di inattività (chi non ha un posto e non lo cerca): il 37,8 per cento della popolazione in età da lavoro che diventa 48,5 considerando solo le donne. Peggio di noi solo Malta, anche se va detto che su questo fronte la persistenza della crisi ha avuto un effetto «positivo», obbligando parte degli inattivi a rimettersi in gioco (gli ultimi dati fotografano il tasso al 36 per cento circa).
La svolta è necessaria, dicono le piccole imprese, pronte a consegnare al futuro governo la loro ricetta per uscirne. Sul tavolo dell’esecutivo che verrà le proposte, di fatto, si stanno ormai accumulando: Raffaele Bonanni, leader della Cisl, assegna la priorità
assoluta al taglio delle tasse, finanziabile recuperando «10-15 miliardi dalla cancellazione di agevolazioni poco trasparenti». Sul fronte fiscale, il governo Monti, ieri ha dato un segnale in corner firmando il decreto che abbassa al 10 per cento l’imposta sul premio di produttività. La legge di Stabilità ha stanziato, per questa detassazione, 1,35 miliardi per il biennio 2013-2014.

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