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Il reddito certifica i beni ai soci

Nessuna novità per i beni attribuiti in uso ai soci per i quali già sono vigenti regole reddituali : ad esempio, non sarà mai reddito diverso il valore normale dell’auto concessa in uso al socio amministratore o dipendente in quanto già tassata come fringe benefit. Questo a meno che, peraltro, non si verifichi una ipotesi di riaddebito il che comporterebbe l’azzeramento o la riduzione dell’imposizione ai fini Irpef. Quindi, le nuove regole introdotte dalla manovra estiva del 2011 ed operative di fatto dal 2012 anche in relazione agli acconti di imposta per tale anno, troveranno applicazione in relazione alla figura del socio “puro”. Ulteriore conseguenza dovrebbe essere quella di eliminare la comunicazione per quelle situazioni nelle quali, appunto, non si genera la nuova ipotesi di reddito diverso.

Sono queste alcune delle questioni sulle quali appare opportuno tornare in vista della scadenza del prossimo 15 ottobre ai fini della comunicazione dei beni ai soci, fattispecie introdotta dalla legge n. 148 del 2011.

I beni che sono considerati fringe benefit. La fattispecie delineata dalla norma introdotta nell’estate del 2011 non è in sé una novità. È infatti non così infrequente che un bene societario sia attribuito in uso ad una persona fisica che, magari, riveste la qualifica di dipendente od amministratore. In queste ipotesi, anche prima della introduzione delle nuove disposizioni, le norme del testo unico delle imposte sui redditi disciplinano il carico Irpef in capo all’utilizzatore. Ad esempio, un automezzo concesso in uso promiscuo ad un dipendente viene tassato in busta paga con una quota forfetaria del 30 per cento di 15 mila chilometri garantendo, nel contempo, una deducibilità dei costi auto pari al 90 per cento. Nel caso in cui il medesimo utilizzo si verifichi in capo all’amministratore la tassazione sulla persona fisica è identica a quella del dipendente e la deducibilità del costo è quella ordinaria del 40 per cento. Peraltro, come anche illustrato dall’agenzia delle entrate con le circolari n. 1 ed 11 del 2007 potrebbe anche verificarsi una ipotesi di riaddebito del costo in capo all’utilizzatore del bene in modo tale da sterilizzare la tassazione Irpef in capo alla persona fisica. Il concetto è quello della persona fisica che noleggia un auto presso la società nell’interesse della quale svolge la propria attività.

La nuova ipotesi di reddito diverso. Se dunque queste sono le regole nei casi degli amministratori della società e dei dipendenti, le stesse prevalgono sulla nuova disposizione introdotta dalla legge n. 148 del 2011. In tal senso la stessa agenzia delle entrate nella circolare n. 24 del 15 giugno scorso ha affermato come la nuova disposizione non trova applicazione quando il soggetto utilizzatore sia al contempo dipendente della società o dell’impresa individuale ovvero sia lavoratore autonomo in quanto in queste ipotesi si applicano le disposizioni di cui agli articoli 51 e 54 del Tuir. Analoga conseguenza si ha nel caso in cui il socio sia anche amministratore. Quello che rimane fuori dalle regole conosciute e che viene «coperto» dalla disposizione contenuta nella legge n. 148 del 2011 è dunque il caso del socio che non è né dipendente né amministratore. In tale ipotesi, dunque, si verifica pienamente la fattispecie voluta dal legislatore e cioè la creazione di un reddito diverso ai sensi dell’articolo 67 del tuir che sarà pieno se l’utilizzatore socio nulla corrisponde per l’utilizzo del bene e che, invece, sarà ridotto se il socio corrisponde delle somme per l’utilizzo stesso.

Da un punto di vista procedimentale e con riferimento all’obbligo di comunicazione in scadenza il prossimo 15 ottobre ci si augura che l’agenzia delle entrate abbia modo di chiarire che la comunicazione medesima deve essere effettuata solo nei casi in cui, appunto, vi sia un reddito diverso da tassare in capo al socio utilizzatore del bene. Seguendo la lettera della norma ci si accorge infatti che il legislatore ha voluto regolare una nuova fattispecie non esistente in precedenza ed a questa intenzione ha abbinato un adempimento di carattere procedurale che, per logica, dovrebbe seguire l’aspetto sostanziale. Non avrebbe infatti molto senso avviare un sistema di comunicazioni nel caso in cui la categoria reddituale da tassare ai fini Irpef è una categoria preesistente rispetto alla introduzione della nuova disciplina anche in considerazione della numerosità della casistica possibile. Si pensi, ad esempio, ad un dipendente che ha sottoscritto le azioni della società dove lavora e, contemporaneamente, ha in uso un auto aziendale. In questa ipotesi l’attribuzione del bene emerge dal contratto di lavoro e la tassazione ai fini Irpef si vede con la busta paga e con la relativa ritenuta alla fonte non assumendo probabilmente alcun senso la comunicazione disciplinata dal provvedimento del direttore dell’agenzia delle entrate dello scorso 16 novembre 2011. La comunicazione in questione, dunque, dovrebbe rimanere limitata ai casi in cui, effettivamente, si genera un reddito diverso secondo le nuove previsioni normative introdotte dalla manovra del 2011

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