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Il redditest «separa» le spese

I risultati del redditest sono in alcuni casi sorprendenti, anche se, la luce verde, cioè la coerenza del reddito è più frequente della luce rossa. Occhio però perché la coerenza nel redditest non esclude l’eventuale impiego degli altri due strumenti di accertamento induttivo, quali lo spesometro e il redditometro.
Il redditest fornisce risultati altalenanti in base alla rilevanza della territorialità. In alcuni casi, essere residente in provincia di Caltanissetta o in Sardegna, o essere residente a Milano, è irrilevante ai fini della stima del reddito presunto, in altri casi, la territorialità assume un peso rilevante, tale da dare risultati opposti.
Alcuni risultati del redditest sono imprevedibili, quando la coerenza c’è in caso di spese superiori al reddito. Come si può vedere dagli esempi in pagina, risulta coerente una coppia con un figlio, che fa investimenti, nel corso del triennio 2009 – 2011, per 297mila euro, spalmati nel triennio (99mila euro l’anno), a fronte di un reddito di 45mila euro. Risulta invece incoerente l’altra coppia, che investe l’intera somma di 297mila euro in un solo anno. Altri esempi riguardano un genitore con un figlio, che spende più di quanto dichiara nell’anno. In un esempio, il contribuente risulta incoerente, mentre in nell’altro esempio, il contribuente risulta coerente, pur avendo speso più del reddito di 30mila euro, tra spese varie ed investimenti nel 2011.
Il risultato di coerenza, per chi dichiara redditi più bassi rispetto alle spese sostenute, può avere una sua giustificazione nel fatto che il sistema di calcolo del redditest potrebbe avere coefficienti inferiori a uno, nel senso che ad una spesa di 100 può corrispondere un presunto reddito di 50, perché il parametro di riferimento è 0,50, cioè inferiore all’unità. Nel calcolo del redditest, alcune voci di spesa possono modificare il risultato dello strumento informatico. Succede infatti che, a parità di spese e di beni posseduti, per la diversità della spesa sostenuta, un contribuente risulti coerente e l’altro incoerente. Hanno un peso maggiore, in termini di reddito presunto, le spese per i beni voluttuari, per il tempo libero, vacanze, attività ricreative, e per la cura della persona. Per queste spese, i moltiplicatori sono, di norma, superiori all’unità, in modo che, ad esempio, ad un moltiplicatore di 1,50, per una spesa di 100, corrisponde un reddito presunto di 150.
È anche questo il motivo in base al quale, facendo il confronto tra due coppie di pensionati, a parità di reddito familiare di 36mila euro, di beni posseduti, e di spese sostenute, è coerente e, quindi, in linea con le aspettative del Fisco, la coppia di pensionati che ha speso 20mila euro in cure mediche mentre è incoerente la coppia di pensionati, che spende la stessa cifra in vacanze e circoli ricreativi.
L’obiettivo del nuovo strumento informatico è di stimolare il contribuente “incoerente” ad adeguare i propri redditi, agevolando così lo sviluppo della “tax compliance”, cioè la sua adesione spontanea agli obblighi fiscali.
Rimane fermo che non ha nulla da temere il contribuente onesto che dichiara i redditi giusti. Egli potrà sempre giustificare l’eventuale incoerenza in sede di contraddittorio con l’ufficio. Al riguardo, il direttore dell’agenzia delle Entrate, Attilio Befera, ha affermato che la mancata coerenza «può avere mille giustificazioni, come eredità o donazioni», precisando che «e uno non è evasore e spende quello che guadagna o ha risparmiato, non ha nulla da temere».

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