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Il Recovery Plan apre la caccia agli specialisti per aiutare la Pa

Il Recovery Plan chiama i professionisti. Per la gestione e l’attuazione dei progetti previsti dal Piano di ripresa e resilienza serviranno migliaia di esperti e tecnici specializzati, scelti anche tra gli iscritti agli Ordini professionali. Il decreto Reclutamento – il Dl 80/2021 messo a punto dal ministro della Pa Renato Brunetta ed entrato in vigore il 10 giugno – ha fissato le modalità attraverso cui le pubbliche amministrazioni potranno selezionare sia il personale da inserire a tempo determinato, con concorsi semplificati e veloci, che i liberi professionisti più qualificati, da assumere con contratti di lavoro autonomo. Un ruolo da protagonista, nel processo di selezione, lo avrà il nuovo portale unico – «modello LinkedIn» – il cui debutto è previsto entro luglio e per la cui messa a punto è stato chiesto il contributo delle professioni ordinistiche.

Una prima tranche di mille incarichi di collaborazione per professionisti ed esperti sarà a disposizione di regioni ed enti locali per il supporto nelle procedure complesse relative agli interventi del Pnrr. Ulteriori innesti di tecnici qualificati saranno poi stabiliti in corsa, in base alle esigenze delle amministrazioni deputate a gestione e attuazione dei progetti, che potranno seguire – secondo il meccanismo immaginato dall’Esecutivo – una procedura «standardizzata e trasparente», sia per la selezione che per il reclutamento.

I profili necessari

Ingegneri, architetti, geologi, chimici, statistici, ma anche professionisti in possesso di competenze gestionali – dal project, performance o risk management a pianificazione, progettazione e controllo, fino alla comunicazione digitale – saranno alcuni dei profili tecnici più richiesti per portare avanti gli investimenti del Recovery plan. Gli esperti qualificati saranno «pescati» nei due elenchi che faranno parte del portale unico del reclutamento, il cui debutto – con le prime funzionalità – è previsto entro luglio, per poi andare a regime entro il 2023.

Alla chiamata del Pnrr rispondono gli Ordini professionali, coinvolti attraverso ProfessionItaliane, sigla che riunisce la Rete delle professioni tecniche (Rpt) e il Comitato unitario permanente degli Ordini e Collegi professionali (Cup): in una prima riunione con il ministero per la Pa sono state messe le basi per cooperare alla definizione del nuovo sistema di reclutamento, a partire dal portale unico.

«Il nostro contributo iniziale – spiega Armando Zambrano, presidente di Rpt e alla guida del Consiglio nazionale degli ingegneri – riguarda la creazione delle “griglie” per mettere in evidenza merito, competenze e capacità delle figure richieste». Alle professioni tecniche, in particolare, «è stato chiesto di contribuire, da subito, all’individuazione delle specializzazioni tecniche compatibili con i primi 300 interventi previsti dal Pnrr». Per quanto riguarda la macro-partita delle assunzioni, lo stesso Zambrano rimarca come «sia sempre più necessario superare la contrapposizione rigida tra libera professione e dipendenza»: i passaggi da un fronte all’altro, quindi – a partire dalle opportunità offerte dal Recovery plan – «non dovranno restare un’eccezione».

Il portale di reclutamento

Il portale unico, «per quanto riguarda le posizioni di carattere tecnico e specialistico – afferma Marina Calderone, presidente del Cup e dei consulenti del lavoro – sarà alimentato con il caricamento dei curricula grazie ad accordi con gli Ordini. Le figure richieste dovrebbero essere selezionate per incarichi di collaborazione/consulenza e le procedure previste prevedono requisiti stringenti e meccanismi che dovrebbero assicurare la trasparenza». Il confronto con le professioni, inoltre, sarà utile «per evitare problematiche legate a deontologia professionale o concorrenza».

A chiedere garanzie sulle prerogative professionali, invece, è Carmelo Russo, vicepresidente Inarsind, il sindacato degli ingegneri e architetti liberi professionisti. « Rileviamo che laddove si trattasse di affidare attività di progettazione, direzione lavori, coordinamento sicurezza, collaudo, si configurerebbe l’ennesima deroga al codice dei contratti pubblici, che si somma a quelle contenute nel Dl Semplificazioni». Il riferimento, in particolare, è all’utilizzo dell’appalto integrato, all’innalzamento della soglia minima per l’affidamento fiduciario e alla possibilità di coinvolgere società in house ministeriali anche da parte di regioni ed enti locali.

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