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Il record italiano di Romiti e le buonuscite dei banchieri

Altro che salario di cittadinanza, il reddito minimo per i senzalavoro che Beppe Grillo vuole introdurre a 600 euro al mese. Per i supermanager la busta paga è sempre a sei, o a sette zeri.
Tra “emolumento” base, bonus annuale, bonus di lungo termine e altro, c’è una giungla retributiva che moltiplica lo stipendio fisso. Il manager italiano che svetta nelle ultime classifiche è l’a.d. della Fiat, Sergio Marchionne: un anno fa ha ricevuto un premio in azioni gratuite del valore di 50,6 milioni lordi oltre allo stipendio e pochi giorni fa altre azioni gratuite per nove milioni, mentre per gli azionisti non c’è il dividendo. Il presidente della Pirelli e di Prelios, Marco Tronchetti Provera, con 22,96 milioni lordi è stato il più pagato dei manager italiani nel 2011.
Merita una menzione l’influente banchiere Cesare Geronzi. Non è diventato presidente dello Ior, ma può godersi i 16,65 milioni di buonuscita ricevuti dalle Generali nell’aprile 2011, dopo poco meno di un anno di carica. Questi soldi si sommano al “premio alla carriera” di 20 milioni intascato nel 2007 quando il banchiere di Marino portò Capitalia alle nozze con l’Unicredit guidata da Alessandro Profumo. Per i soci di Capitalia che si sganciarono in tempo, come gli Angelucci, fu un matrimonio d’oro, per gli altri è stato un calvario. Come per quasi tutti i soci delle banche italiane.
Se anche in Italia si facesse un referendum popolare come quello di domenica in Svizzera, per mettere un limite ai superstipendi dei manager, l’esito sarebbe scontato. La proposta di limitare le buste paga dei superdirigenti di aziende quotate è stata approvata con il 67,9% dei voti. Ad aggiungere benzina sul fuoco il caso di Daniel Vasella, l’a.d. del gruppo farmaceutico Novartis, in uscita dopo 17 anni al vertice: aveva concordato una buonuscita di 72 milioni di franchi (circa 60 milioni di euro), ha rinunciato dopo una vibrante protesta degli azionisti.
In Italia non è mai accaduto che la protesta dei piccoli azionisti, detti il parco buoi perché non contano nulla, abbiano impedito a un manager di intascare un superstipendio o una lauta buonuscita.
Andando a rileggere il “pay watch” delle società quotate che Il Sole 24 ore pubblica da diversi anni, resta insuperabile l’assegno che Cesare Romiti ottenne nel giugno 1998 quando da presidente lasciò la Fiat dopo 24 anni al timone: 101,50 milioni lordi. Perché quel premio, proposto da Gianni Agnelli? «Così si stabilì con l’Avvocato», tagliò corto Romiti in un’intervista al Sole 24 Ore nel 2007. Ad annunciare ai soci l’importo attribuito a Romiti nell’assemblea del giugno 1998 fu l’a.d. della Fiat Paolo Cantarella, liquidato quattro anni dopo con risultati molto negativi e 20 milioni di buonuscita, oltre a 1,35 milioni di compenso annuale.
Nella “hit parade” storica dietro Romiti e Marchionne c’è Profumo, il banchiere che prima della crisi aveva lo stipendio più alto (circa il doppio del rivale Corrado Passera, che si è però rifatto con le stock option di Intesa Sanpaolo), dimissionato da Unicredit nel 2010 con 40,59 milioni (di cui 38 milioni di buonuscita). Subito dopo c’è Matteo Arpe, messo alla porta da Capitalia nel maggio 2007 con 37,41 milioni.
La striscia dei banchieri viene interrotta da Roberto Colaninno, nel 2001 ricevette da Olivetti-Telecom una buonuscita 25,8 milioni. Il gruppo telefonico fu comprato dalla Pirelli di Tronchetti Provera, che inaugurò una stagione di compensi d’oro per sé e per i fedelissimi, tra i quali Carlo Buora (18,4 milioni nel 2006 e 11,94 milioni nel 2007) e Riccardo Ruggiero (17,28 milioni nel 2007). Tra poche settimane si alzerà il velo sugli stipendi del 2012.

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