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Il record dei bond: 18 miliardi in nove mesi

di Alessandra Puato

Una valanga di obbligazioni. Praticamente il doppio, a valore, dei pur copiosi aumenti di capitale sostenuti da gennaio a oggi. Le banche italiane battono cassa. E prendono a prestito il denaro dai loro clienti. Il 2011 è stato l'anno della grande crisi finanziaria e della mancata liquidità. Andrà ricordato anche come l'anno dei bond bancari, emessi a raffica in questi mesi da tutto il sistema creditizio italiano, per raccogliere denaro.

Il sorpasso

Da gennaio a fine settembre le prime sei banche del Paese hanno emesso obbligazioni per ben 17,744 miliardi di euro, cifra enorme se si pensa che, nel medesimo periodo, gli stessi istituti di credito hanno varato aumenti di capitale (cioè hanno emesso nuove azioni) per 10,136 miliardi. Lo rivela la ricerca elaborata dall'Università Bocconi per CorrierEconomia. «È un sorpasso nettissimo — dice Stefano Caselli, docente di economia degli intermediari finanziari in Bocconi, che con la sua équipe ha curato la ricerca —. I bond stanno di fatto sostituendo le azioni. Se la Borsa non torna a salire, le banche faranno fatica a collocare altri titoli azionari. E non possono più spingere la raccolta dai conti correnti, alzando i tassi. Restano le obbligazioni, che stanno diventando il canale privilegiato nel rapporto con i clienti». Da retribuire attraverso i rendimenti, naturalmente, a differenza delle azioni. Il fenomeno era in atto da tempo, si sta rafforzando.

In testa alla classifica di chi ha emesso più bond in nove mesi c'è Intesa Sanpaolo con 5,35 miliardi: per la banca guidata da Corrado Passera è addirittura più dell'ammontare dell'aumento di capitale (5 miliardi di euro). Segue a ruota Unicredit con 4,25 miliardi (nessun aumento di capitale, per ora, nel 2011), quindi il gruppo Ubi di Victor Massiah con 2,92 miliardi di bond sfornati: un terzo del suo aumento di capitale da un miliardo.

Al quarto posto vediamo il Banco Popolare di Pier Francesco Saviotti, con 2,38 miliardi di obbligazioni emesse dall'inizio dell'anno (anche qui, come in Intesa Sanpaolo, è più dell'emissione azionaria, che è stata di 1,98 miliardi); e al quinto c'è Mediobanca con 1,836 miliardi (nessun aumento di capitale). Chiude la classifica il Monte dei Paschi di Giuseppe Mussari, presidente dell'Abi, con un miliardo di bond emessi al mese scorso (contro un aumento di capitale di 2,152 miliardi di euro).

Certo, rispetto al totale del passivo e del patrimonio netto — non solo la raccolta da obbligazioni, quindi, ma anche da conti correnti e certificati di deposito, più le azioni — i bond incidono relativamente poco: nel 2010 questa voce (vedi tabella, sotto «Totale raccolta 2010» – tutti i dati sono in milioni di euro) valeva, per le sei banche considerate, 2 mila 160 miliardi. Rapportati a questa somma, i 17,74 miliardi di obbligazioni bancarie dei primi nove mesi del 2011 sono una goccia nel mare. Ma pesano oltre il 2%, sulla raccolta da conti correnti (849 miliardi).

L'anomalia europea

In Italia il peso delle obbligazioni bancarie sulle attività finanziarie delle famiglie, ha del resto rilevato la Consob, è quintuplicato in quattro anni, passando dal 2,10% del 1995 al 10,80% del settembre 2009. Un'anomalia nel panorama europeo, dove la Spagna è ferma all'1%, la Francia viaggia intorno allo 0,9% e il Regno Unito è addirittura inchiodato a un irrisorio 0,10%. Come dire, all'estero i bond bancari sono nei portafogli degli investitori istituzionali, cioè grandi fondi o altre banche, mentre da noi sono le famiglie a finanziare gli istituti di credito, acquistandone le obbligazioni. «Le banche ne hanno maledettamente bisogno», commenta Caselli. E i clienti rispondono, perché i tassi sono buoni: la cedola lorda annua dei bond bancari, per importi minimi bassi (mille euro), può superare il 5% (Ubi).

Ora si tratta di valutare l'impatto della manovra economica, che in gennaio alzerà dal 12,5% al 20% la tassa sulle obbligazioni. Un bel freno per le banche. E la concorrenza intestina dei Trem Bond, le obbligazioni bancarie per sostenere le aziende del Sud che il Tesoro sta studiando e saranno tassate al 5%: un quarto.

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