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Il reclamo non blocca la riscossione

Il nuovo istituto del reclamo – nonostante il protocollo d’intenti siglato la scorsa settimana dalle Entrate e dai commercialisti – deve fare il conto con diverse incertezze applicative, prima fra tutte quella derivante dalla totale assenza di coordinamento con la procedura di riscossione coattiva delle imposte.
Non solo la presentazione dell’istanza di reclamo, al pari del ricorso, non sospende gli effetti dell’atto; soprattutto, non è prevista dalla legge alcuna possibilità di ottenere la sospensione in via cautelare, nelle more del procedimento. Certo, si tratta di un’eventualità circoscritta ai soli casi di atti suscettibili di esecuzione immediata. Tuttavia, va ricordato che ciò si verifica in modo oramai generalizzato trattando di avvisi di accertamento in materia di imposte sui redditi, Iva e Irap, vista l’entrata a regime dell’accertamento esecutivo (articolo 29 del Dl 78/2010). Inoltre, secondo le Entrate (circolare 9/E/2012), è soggetta a reclamo anche la cartella di pagamento, se sono lamentati vizi riferibili al ruolo.
Ebbene, in tutti questi casi, il contribuente può accedere alla tutela cautelare solo a seguito del rigetto del reclamo. Il problema è rappresentato dalla circostanza che il reclamo è rivolto all’agenzia delle Entrate, mentre l’intervento del giudice è (rinviato e) subordinato al rigetto del reclamo, che può intervenire addirittura 90 giorni dopo la sua proposizione. Solo a partire da questo momento, da quando cioè il reclamo si converte in ricorso, risulta quindi possibile invocare una tutela cautelare (articolo 47 del Dlgs 546/92), perché solo da questo momento il giudice può conoscere della relativa istanza.
Tutto questo significa che nelle more della procedura di reclamo il contribuente resta esposto al rischio dell’avvio dell’azione esecutiva. Inoltre, l’intervento del giudice è comunque ritardato per la durata del procedimento di reclamo, dal momento che ha poi bisogno di propri tempi tecnici per potersi tradurre in un provvedimento di sospensione. Anche nel caso dell’accertamento esecutivo, dove è stabilita una proroga di 180 giorni per l’avvio dell’azione esecutiva (non anche però per l’adozione delle misure cautelari e conservative), la procedura di reclamo finisce infatti per consumare 90 dei 210 giorni lasciati al giudice per pronunciarsi sull’istanza di tutela cautelare (ai 180 giorni, infatti, vanno sommati i 30 previsti per l’affidamento della riscossione).
Non sembra quindi offrire un valido rimedio la soluzione proposta dall’Agenzia, nella circolare 9/E/2012, di consentire al contribuente di richiedere la sospensione degli effetti dell’atto oggetto di reclamo con l’istanza di autotutela. Ciò, oltre che per lo scarso successo finora ricevuto da tale istituto nella pratica, per l’ovvia considerazione che si tratta pur sempre di un rimedio lasciato alla discrezionalità dello stesso soggetto contro cui è rivolto il reclamo.
Perplessità non minori, tuttavia, solleva la differente soluzione – che peraltro si sta affermando nella prima prassi operativa – di non attendere il rigetto del reclamo per depositare il ricorso presso la commissione tributaria, anche ai soli limitati fini di ottenere un vaglio del giudice sull’istanza di tutela cautelare contenuta nel ricorso, che accompagna il reclamo. Una simile soluzione, invero, presenta dei grossi rischi. È infatti difficile sostenere che il regime di reclamo operi quale condizione di procedibilità del ricorso, stante la sanzione espressa d’inammissibilità. Piuttosto sembra inevitabile che l’Agenzia reagisca a tale soluzione invocando l’inammissibilità del ricorso, sull’assunto che la costituzione immediata (non quindi a seguito del rigetto del reclamo) corrisponde (per fatti concludenti) a un’omessa presentazione del reclamo. In questo modo, però, il deficit di tutela disciplina si palesa evidente, alla stregua degli articoli 3, 24 e 111 della Costituzione, e un intervento correttivo, con la previsione di un effetto sospensivo automatico della riscossione a seguito dell’istanza di reclamo, si rende ormai inevitabile.

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