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Il rebus su Atene frena le Borse europee

In pochi, tra gli operatori, si aspettavano che l’annuncio di un accordo sul debito greco arrivasse entro la fine della seduta di ieri. La maggioranza degli investitori, nel dubbio, ha preferito invece non prendere posizioni rischiose sul mercato e ha usato cautela. L’effetto finale di questo atteggiamento è stato un calo contenuto di tutte le principali Borse europee. Milano ha lasciato sul terreno lo 0,74%, Parigi lo 0,79%, Londra lo 0,56%. Deboli anche Madrid (-0,44%) e Francoforte, che ha terminato la seduta in flessione dello 0,23%. Debole anche Wall Street: -0,2%.
Lo stesso trend laterale ha contrassegnato gli scambi sul mercato dei titoli di stato periferici. Gli spread sono rimasti praticamente invariati, chiudendo solo in lieve rialzo. Quello italiano, in particolare, si è assestato ai 334 punti base dai 331 di venerdì. Praticamente identico rispetto a venerdì anche il tasso a 10 anni, che ha persino registrato una flessione dai massimi di seduta, chiudendo al 4,76%. In una giornata contrassegnata da pochi spunti macroeconomici (da sottolineare l’indice sulla fiducia dei consumatori italiani, che è caduto a 84,8 punti, il minimo dal 1996), le sale operative non hanno perso l’occasione per rinsaldare le loro posizioni sui cosiddetti “safe haven”, ovvero gli investimenti ritenuti meno esposti al rischio: il tasso del Bund a 10 anni è così arretrato a quota 1,42%.
Secondo alcune letture, quella di ieri non è stata altro che una seduta all’insegna delle prese di profitto
. Vendite fisiologiche, per quanto contenute, dopo la buona reazione registrata la scorsa settimana dai listini.
Di certo, diversi operatori americani ieri sono tornati ai loro desk dopo la lunga pausa da Thanksgiving day per ritrovare, rinnovate, le loro paure relative al fiscal cliff. Alcune indiscrezioni di stampa hanno infatti messo in luce come siano stati limitati fino ad ora i progressi fatti a partire dal «costruttivo» meeting dello scorso 16 novembre avvenuto tra Barack Obama e i leader del Congresso. «Difficile credere che alla fine gli Usa non trovino un accordo per evitare il precipizio fiscale – segnalava ieri uno dei principali gestori azionari italiani – ma l’assenza di novità tangibili infastidisce gli animi».
Il successo delle aste di titoli francesi e tedeschi, che offrono rendimenti reali negativi, è la controprova che il clima sui mercati, sebbene non teso, non è neppure completamente rasserenato. La Francia – che tornava per la prima volta sui mercati dopo il downgrade di Moody’s dello scorso 19 novembre – ha piazzato 6,7 miliardi di titoli a breve con tassi compresi tra il -0,015% dei T-Bills trimestrali e lo 0,02 di quelli a un anno. Gli investitori continuano ad essere disposti a pagare pur di parcheggiare nei titoli tedeschi annuali, che ieri sono stati offerti per 3 miliardi al -0,0085% contro il -0,0095% di fine ottobre. E pensare che la domanda ha superato i 5 miliardi di euro.
Oggi invece toccherà all’Italia, che offrirà fino a 3,5 miliardi di Ctz, oltre a un miliardo di BTp€i. Mercoledì toccherà ai BoT semestrali (7,5 miliardi) mentre giovedì sarà il turno dei BTp. Ieri è arrivato l’annuncio che saranno collocati titoli a cinque e dieci anni per un importo minimo di 4 e massimo di 6 miliardi di euro.

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