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Il rapporto tra Ict e professione legale

Sono stati diffusi nel corso dell’evento «Il rapporto tra studi legali e nuove tecnologie – Convegno di presentazione dei risultati della ricerca», organizzato da Assosoftware e dalla Cassa nazionale di previdenza e assistenza forense, tenutosi lo scorso 13/03/2014 a Roma, i risultati dell’indagine commissionata a Ipsos Italia per valutare il grado di informatizzazione degli studi legali e misurare l’impatto del progetto di diffusione del Processo civile telematico (Pct).

Hanno presenziato all’incontro Roberto Bellini – direttore generale Assosoftware, Bonfiglio Mariotti – presidente di Assosoftware, Nunzio Luciano – presidente Cassa Forense, Santi Geraci – vicepresidente vicario Cassa forense, Lucia Taormina – Consigliere di Amministrazione Cassa Forense.

Relatori del convegno Daniela Intravaia – Direttore generale Sistemi informativi automatizzati del ministero della giustizia, che ha illustrato il Processo civile telematico come leva d’innovazione, e Nando Pagnoncelli – ceo Ipsos Italia, che ha illustrato i risultati della ricerca svolta dal proprio istituto.

Nel corso del convegno sono intervenuti anche l’On. Gianfranco Chiarelli (Forza Italia) e l’On. Anna Rossomando (Pd), entrambi componenti della Commissione Giustizia alla Camera dei deputati.

Qual è il rapporto tra l’Ict (Information Communication Technology) e la professione legale? Quali sono gli strumenti informatici che gli studi legali utilizzano per svolgere la propria attività? A che punto è l’adozione del Processo civile telematico? Ci sono differenze tra le diverse aree geografiche del Paese oppure la diffusione è uniforme?

L’obiettivo della ricerca era quello di sondare le opinioni degli avvocati italiani circa l’utilizzo di strumenti informatici, valutandone i benefici ed evidenziando differenze ed eventuali barriere all’utilizzo.

La ricerca ha rappresentato uno studio mai realizzato prima in Italia, «unico» per ampiezza e profondità di analisi, che ha coinvolto 6.551 avvocati iscritti alla Cassa forense, un campione costituito dal 57% di uomini e dal 43% di donne.

Una ricerca quanto mai attuale, specie considerando il progetto di diffusione del Processo civile telematico, un sistema di gestione digitale del processo civile che dematerializza i flussi informativi tra uffici giudiziari, legali e altri professionisti.

La metodologia scelta prevedeva una fase qualitativa esplorativa, condotta tramite interviste individuali ad alcuni tra i massimi esponenti della professione legale, e una successiva fase quantitativa di misurazione statistica dei temi d’interesse.

La fase qualitativa ha evidenziato come il mondo degli avvocati appaia ancora «arretrato» in termini di diffusione di tecnologie digitali e di apertura al loro utilizzo. Il campione ha indicato quali elementi fondamentali per superare queste resistenze la necessità che venga statuito l’obbligo generalizzato di utilizzo di procedure telematiche, che solo il ministero può imporre, la semplificazione operativa di alcune procedure e infine la diffusione di software paper views che il cloud computing già oggi offre sempre più facilmente.

La fase quantitativa è stata realizzata tramite la somministrazione di un questionario strutturato, stilato d’accordo con gli interlocutori del progetto, a tutti gli associati di Cassa Forense. Tutta l’attività è stata svolta nel pieno rispetto della normativa vigente e della privacy degli intervistati in quanto la tecnica utilizzata non rende possibile risalire alle risposte del singolo intervistato ed i dati sono trattati in forma anonima e forniti ai committenti solo a livello aggregato. Per ulteriori approfondimenti sui risultati della ricerca è possibile consultare la documentazione del convegno sul sito www.assosoftware.it.

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