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Il rapporto del Copasir sul Datagate «Intercettate 300 utenze europee»

Gli Stati Uniti hanno raccolto i dati su telefonate e mail degli italiani. Non risulta, come del resto confermato ieri in Parlamento dal premier Enrico Letta, che ci sia stato spionaggio politico perché «è stata garantita la sicurezza di governo e ambasciate». Ma il «traffico» dei cittadini è stato analizzato dalla National Security Agency. E — dato che appare il più inquietante — sono 300 le utenze europee che risultano essere state intercettate. La conferma alle rivelazioni delle scorse settimane di Edward Snowden — la «talpa» che ha ottenuto asilo in Russia — arriva dal rapporto riservato approvato dal Copasir, il Comitato di controllo sull’attività dei servizi segreti. La relazione, stilata al termine della visita compiuta a fine settembre da una delegazione — oltre al presidente Giacomo Stucchi, i senatori Vito Crimi e Bruno Marton, i deputati Rosa Villecco Calipari e Claudio Fava — analizza le informazioni catturate dall’intelligence americana ed evidenzia la necessità di «siglare un accordo bilaterale per regolamentare proprio la raccolta dei dati».
I dati tenuti per 5 anni
Il Comitato sottolinea la «grande collaborazione e il massimo apprezzamento da parte degli Usa per gli 007 italiani che non risulta abbiano mai partecipato alla raccolta dei dati mentre hanno condiviso le informazioni». Però ribadisce come l’Aise debba intensificare l’attività di controspionaggio e di scambio con i servizi segreti americani proprio per controllare la portata del monitoraggio e garantire il rispetto della privacy, visto che negli Stati Uniti «la legislazione in questa materia non si applica agli stranieri». Sono stati i colloqui con i vertici del Nsa a fornire il quadro della situazione. In particolare il direttore esecutivo Frances Fleisch ha spiegato che l’attività «ai fini di antiterrorismo non consente di poter escludere dalla raccolta i dati relativi ai cittadini di un singolo Paese», così confermando come anche l’Italia sia inclusa nell’elenco dei «bersagli». Non a caso il Copasir nella sua relazione sottolinea come la raccolta «avviene “a strascico” quindi senza eccezioni e in maniera massiccia prendendo dati grezzi con la possibilità che siano conservati per cinque anni» e che «non è stato chiarito in che modo siano utilizzati i metadati in partenza o in arrivo dal nostro Paese che transitano sui provider o sulle compagnie telefoniche statunitensi che potrebbero aver accettato di consegnare i dati alle Agenzie di intelligence ». E questo dimostra la mancanza di un «filtro preventivo» che l’Italia vorrebbe adesso fosse introdotto. Anche perché durante gli incontri a Washington i parlamentari hanno avuto la conferma che «gli snodi, situati all’estero, dei cavi sottomarini non sono esenti dall’attività di raccolta dei dati» e infatti si chiede un approfondimento con i Servizi britannici che utilizzano il «programma di sorveglianza Tempora».
I report per Obama
Di fronte al Parlamento, Letta ha dichiarato ieri che «durante l’incontro del mese scorso a Roma, il segretario di Stato John Kerry mi ha confermato la volontà del presidente Obama di non mettere in opera azioni di sorveglianza generalizzata sulle comunicazioni di istituzioni e cittadini dei Paesi alleati». I vertici dell’intelligence statunitense hanno comunque confermato come il presidente sia stato sempre informato di quanto è stato fatto.
In particolare è stato sottolineato che il direttore della National Intelligence riferisce sulle questioni più importanti ogni giorno e in materia di controspionaggio effettua due report al mese. I capi dei servizi segreti assicurano che questa attività ha consentito di «sventare 54 attentati in sette anni, di cui 25 in Europa e uno in Italia», ma si tratta di un dato che — secondo quanto evidenziato dal Copasir — non sembra giustifica la portata dei mezzi tecnici ed economici che sono stati impiegati.

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