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Il rally continua? Ecco i ritardatari da seguire

Fare affari con i ritardatari. Trascinata dal calo dello spread e dal rialzo dei titoli del settore finanziario, Piazza Affari sta vivendo una fase di euforia che dura da quasi due mesi. Puntuale come il Natale (anche se sembrava in ritardo), nel 2012 si è ripetuto il rally di fine anno iniziato, secondo gli analisti, lo scorso 10 dicembre. E che prosegue nei primi giorni del 2013. L’indice delle blue chip è salito di oltre il 17% in poco più di un mese trascinato dai titoli bancari tra i quali spicca il Monte dei Paschi di Siena salito di oltre il 50%. Alle sue spalle Il Banco Popolare e Mediaset che hanno guadagnato oltre il 30%.
Possibilità
Ma c’è ancora la possibilità di prendere il treno del rialzo? I titoli ritardatari sono oltre la metà dei componenti l’Ftse Mib. Una sottoperformance che in alcuni casi altro non è che il riflesso dell’ottimo andamento messo a segno nell’anno precedente. È questo il caso di Diasorin, Tod’s e Luxottica che dal 10 dicembre scorso hanno realizzato rialzi frazionali, ma nel corso degli ultimi 12 mesi hanno tutti registrato una crescita superiore al 40%. Scorrendo la lista delle società con il freno tirato, ce ne sono alcune che godono ancora di ottima salute per le quali l’appuntamento con il rialzo potrebbe essere solo questione di tempo. Nella tabella a fianco CorrierEconomia ha messo in rassegna le performance delle blue chip dallo scorso 10 gennaio distinguendo tra quelle che hanno fatto peggio e meglio dell’indice.
Una pattuglia numerosa che comprende in buona parte i titoli industriali e dei beni di consumo. Tra questi Ansaldo Sts che da tempo è sotto i riflettori per le aspettative circa il riassetto di parte della attività industriali di Finmeccanica, azionista di controllo del gruppo genovese. La società leader nel segnalamento ferroviario dovrebbe fare parte di un pacchetto di partecipazioni che comprende anche Ansaldo Breda e Ansaldo Energia.
Le aspettative del mercato si sono raffreddate parecchio rispetto ad alcuni mesi fa, contribuendo a frenare la performance, ma se nuovi investitori dovessero manifestare interesse per il dossier ecco che le quotazioni potrebbero colmare velocemente il terreno perso rispetto all’indice. Nel frattempo la società ha annunciato di avere ricevuto l’incarico di realizzare parte delle opere tecnologiche sulla linea dell’Alta velocità tra le stazioni di Treviglio e Brescia per 82 milioni di euro.
Rumors
Diverso il discorso per Pirelli. La società milanese ha sottoperformato di circa 10 punti percentuali rispetto all’indice delle blue chip, dopo avere guadagnato il 36% nell’ultimo anno. Giusto che il titolo prenda fiato anche se a frenare un eventuale ritorno dell’entusiasmo ci ha pensato Goldman Sachs. La scorsa settimana ha diffuso uno studio dedicato all’industria europea degli pneumatici nel quale si mette in guardia che il 2013 sarà un anno negativo dopo una decade di crescita costante. Il consiglio è di vendere Pirelli, con target a 8,9 euro dal precedente di 11,5 euro. Telecom Italia sembra invece avere le carte in regola per recuperare il ritardo accumulato nell’ultimo mese. Dall’inizio del rally il gruppo guidato da Franco Bernabè sale del 10,2% ma rispetto ad un anno fa perde ancora circa l’11%. Il fuoco alle polveri lo ha dato il Financial Times, scrivendo che le principali compagnie telefoniche europee starebbero discutendo la creazione di un’infrastruttura di rete per unire i mercati nazionali. Ipotesi speculative che alimentano i giudizi positivi dei broker tra i quali Banca Akros, che ha emesso un giudizio positivo (accumulate ndr) con target di 0,90 euro, e di Sanford C. Bernstein che Telecom Italia ha un outperform (farà meglio del mercato ndr) con target di 0,90 euro.

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