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Il Qe evita l’effetto contagio in Europa

Piazza Affari ha ceduto lo 0,59%. Lo spread BTp-Bund, invece, ha tenuto. Il differenziale, salito e ri-disceso dopo il 25 gennaio in scia alle elezioni greche, ieri ha chiuso praticamente invariato (121 i punti base). 
In queste due differenti dinamiche, cui si aggiunge il rafforzamento dell’euro verso il dollaro (in serata a 1,147), può riassumersi il senso dell’ultima giornata di contrattazioni. La seduta, caratterizzata dal «braccio di ferro» tra governo greco e il resto dell’Eurofinanza, ha cioè mostrato che il muro costruito dalla Bce con il Qe regge all’urto della speculazione. Almeno, per adesso.
Una diga che, mentre sull’azionario possiede minore forza propulsiva, funziona in chiave difensiva soprattutto sul fronte del reddito fisso. Certo il rendimento del decennale spagnolo, a differenza di quello di Roma (fermo all’1,57%), è leggermente salito. Il tasso del Bonos ha infatti chiuso la giornata all’1,45% (era l’1,41% due sedute fa). E tuttavia qui, seppure le elezioni politiche spagnole sono previste a fine anno, non può non leggersi il maggiore nervosismo legato all’avanzata del movimento euro-scettico di Podemos. Un elemento che ha reso, almeno ieri, più volatile il governativo di Madrid rispetto a quello di Roma.
Ciò detto, è per l’appunto il programma di acquisti mensili di titoli di Stato da parte dell’Eurotower (circa 45 miliardi al mese) a svolgere la funzione di tranquillante sull’intera situazione. Ipotizzare cosa sarebbe accaduto senza l’avvio del Qe, come voleva l’ottusa Bundesbank presieduta da Jens Weidman, fa tremare le vene ai polsi.
Al di là di ciò, l’avvio della seduta di ieri è stato comunque nervoso a causa della stessa Banca centrale europea. La decisione di mercoledì di eliminare la deroga a favore delle banche elleniche sui titoli di Stato greci, non investment grade, quale garanzia in cambio di liquidità aveva messo gli operatori in allarme. È ben vero che è rimasto in piedi lo sportello di emergenza (Ela) cui gli istituti di Atene possono ancora accedere. E, tuttavia, nella prima parte delle contrattazioni da una parte l’euro si è indebolito; e, dall’altra, i rendimenti dei governativi dei Paesi periferici di Eurolandia hanno avuto una fiammata verso l’alto.
Poi, mentre il semaforo rosso ha continuato ad essere predominante nei mercati di Atene, alcune variabili slegate al tema ellenico hanno permesso la riduzione dello stress. Quali? È presto detto. In primis, le stime della Commissione europea sulla crescita per il 2015. Le previsioni sono state riviste al rialzo: sull’esercizio in corso il Pil dell’Ue, seppure le difficoltà rimangono, dovrebbe salire dell’1,7%. Per, poi, accelerare al 2,1% nel 2016.
Inoltre il Bollettino della Bce, confermando le linee d’indirizzo sul Qe, ha specificato che si potrebbe decidere di estendere il programma oltre il limite attualmente indicato di settembre 2016. Il che, ovviamente, è visto come manna dal cielo dai mercati drogati di liquidità.
Quei mercati che, dall’altra parte dell’oceano atlantico, sono partiti in rialzo. Wall Street, dopo il dato migliore delle attese sui sussidi di disoccupazione Usa, si è avvantaggiata anche della ripresa del prezzo del petrolio. Il prezzo del barile, seppure molto volatile, è balzato di oltre il 5% con il Wti che, in serata, viaggiava sopra 51 dollari al barile. La dinamica, a detta di diversi operatori, ha permesso di ipotizzare (almeno nell’intraday), scenari meno nefasti sulla congiuntura globale. Il che ha spinto il listino Usa. Analogamente all’andamento dei dati trimestrali. Fin qui le 309 società, sulle 500 dell’S&P, che hanno pubblicato i conti hanno riportato un rialzo medio degli utili del 3,5% a fronte delle stime iniziali dell’1,1%. Certo, la media è «alterata» dal boom di Apple. Ma anche senza la società della «Mela morsicata» il trend è più che positivo. In un simile contesto, mentre la banca centrale danese tagliava per la quarta volta i tassi, i listini europei hanno comunque chiuso contrastati. Al di là di Milano e Madrid (-0,58%) Francoforte è risultata debole (-0,05%). Poco sopra la parità, invece, Londra (+0,09%) e Parigi (+0,15%).
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