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Il protocollo per il risanamento

L’accordo di ristrutturazione riscrive le linee guida per la redazione dei piani di risanamento. Se la strategia industriale e commerciale si innesta nella speciale procedura para concorsuale di composizione della crisi, occorrerà tener conto della disciplina fallimentare e delle particolari esigenze dell’istituto adottato anche nella redazione dei piani sottostanti; in caso contrario da un lato non si potrà avere alcuna attestazione da parte del professionista incaricato e dall’altro, a maggior ragione, la procedura è destinata a naufragare. I principi di redazione dei piani di risanamento, ufficializzati dal Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili (Cndcec) il 23 ottobre scorso e disponibili per la consultazione, si occupano, tra l’altro, delle ipotesi in cui la crisi venga affrontata dall’imprenditore con l’ausilio di uno strumento di composizione di natura concorsuale o para concorsuale.

Quando si deve redigere un piano che sia di supporto a un accordo di ristrutturazione del debito ai sensi dell’articolo 182-bis l.f., la preoccupazione principale deve essere rivolta ai creditori non aderenti, ossia a quei soggetti che non intendono accettare le condizioni offerte dall’imprenditore in crisi. La disciplina prevede che tali creditori non aderenti (che non possono costituire più del 60% dell’indebitamento complessivo) siano soddisfatti entro 120 giorni dall’omologa dell’accordo di ristrutturazione o, se il debito non è scaduto a tale data, entro 120 giorni dalla scadenza. Quindi mentre gli altri creditori che aderiscono all’accordo ne accettano, oltre alle condizioni di pagamento, anche il rischio, per gli estranei non c’è modo di interagire (se non in sede di opposizione); è perciò logico che il piano debba soffermarsi sulla sorte di questi creditori.

Nella situazione patrimoniale di riferimento devono poter essere individuati i creditori non aderenti; inoltre, siccome tra la situazione di partenza e quella all’omologa potrebbero pervenire ulteriori adesioni, il piano deve prevedere, fin dall’inizio, una situazione patrimoniale prospettica alla data stimata di omologazione nella quale sia possibile individuare l’ammontare dei creditori non aderenti con separata evidenza della parte scaduta.

Entrando nel dettaglio, il piano deve espressamente indicare i flussi di cassa asserviti al pagamento del debito verso i non aderenti nei termini stabiliti dall’art. 182bis, co. 1 l. f.. Tali flussi devono avere una forte probabilità di avveramento e, nel piano, devono comunque essere sottoposti a prove di resistenza (stress test). Diversamente, in relazione al pagamento dei creditori aderenti e al conseguente superamento della crisi, il piano può indicare anche risultati che possano essere raggiunti con una probabilità non così alta; l’importante è che venga data corretta e compiuta evidenza del rischio inerente e delle relative conseguenze.

Particolare attenzione ai creditori non aderenti deve essere posta anche quando l’imprenditore intenda adottare la possibilità concessa dal comma VI dell’articolo 182-bis l.f., presentando una proposta di accordo e ottenendo le protezioni previste dalla norma in termini di blocco delle azioni cautelari ed esecutive. E infatti in tale contesto l’attestatore è chiamato a dichiarare che la proposta, se accettata, è idonea ad assicurare l’integrale pagamento dei creditori non aderenti.

Il piano sottostante alla proposta di accordo ai fini del co. 6 dell’art. 182-bis l. f. può non contenere alcune informazioni (non necessarie per la pre-attestazione) che dovranno però poi essere fornite nel piano predisposto per l’accordo. È il caso dello stress test, della manovra finanziaria dettagliata e della scansione temporale coerente con i coventants in corso di negoziazione. Deve invece essere fornito, perché necessaria a valutare l’impatto del piano sui non aderenti, un piano di tesoreria sino al momento previsto dalla legge per il pagamento di tali creditori. Particolarità importante dell’accordo di ristrutturazione è il fatto che, nel corso delle trattative, l’attività d’impresa continua (a parte i rari casi di accordi con piani liquidatori). Il piano, quindi, oltre a prevedere l’adempimento degli accordi e il pagamento dei non aderenti, deve garantire la copertura del fabbisogno finanziario sino alla omologa. Se ciò non dovesse riscontrarsi può essere attivata la richiesta di autorizzazione a contrarre finanziamenti prededucibili ai sensi dell’art. 182 quinquies l. f.. Tale necessità impone che il piano di tesoreria fino all’omologa evidenzi il fabbisogno finanziario sino all’omologa e dia conto della capacità di rimborsare la nuova finanza senza alcuna conseguenza per i creditori aderenti e non aderenti. Tali elementi sono indispensabili anche in vista dell’attestazione richiesta dall’articolo 182-quinques l.f. per l’autorizzazione a contrarre i finanziamenti. Da ultimo ulteriore preoccupazione del piano deve essere quella, in caso di società di capitali) di verificare la possibilità di superamento delle eventuali situazioni rilevanti ai sensi degli articoli 2447 c.c. (per le spa) e 2482-ter (per le srl) in tema di erosione del capitale sociale. In caso di perdita del capitale sociale il piano deve includere una situazione patrimoniale prognostica al momento previsto per l’omologa da cui emerga la capacità di superamento della situazione di deficit patrimoniale; ciò anche alla luce della protezione a tal fine prevista dall’art. 182 sexies l.f. che viene meno, appunto, al momento dell’omologa dell’accordo.

Alessandro Felicioni

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