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Il private equity sale sul podio dei capitali avventurosi

Il Fondo italiano d’investimento, Sofinnova Partners e Alcedo. Sono i tre vincitori del premio Claudio Dematté «Private Equity of the Year», promosso dall’Associazione italiana del private equity e venture capital ed EY, in collaborazione con C orriere della Sera, Gruppo 24 Ore, Sda Bocconi e Borsa Italiana. 
Con l’operazione su Megadyne, la società torinese leader mondiale nella produzione di cinghie di trasmissione, il fondo guidato da Gabriele Cappellini ha vinto nella categoria «Expansion». Per l’operazione Eos (Ethical Oncology Science), il fondo francese Sofinnova l’ha spuntata nella categoria «Early Stage», mentre per l’operazione Pixartprinting, player europeo nelle forniture online di servizi di stampa, la società di gestione del risparmio trevisana Alcedo presieduta da Maurizio Masetti ha vinto nella categoria «Buy Out».
Il premio speciale «Ipo» è stato consegnato al fondo Clessidra di Claudio Sposito per la quotazione a Piazza Affari di Anima Holding. La giuria ha assegnato una menzione speciale ad Alto Partners, la Sgr presieduta da Stefano Scarpis, per l’operazione Rancilio Group, società milanese che produce macchine professionali per il caffè. «Quest’anno i premi sono andati a operazioni che disegnano un’Italia operosa e con grandi qualità creative — ha dichiarato il presidente di Aifi, Innocenzo Cipolletta — . Non è stato facile decidere poiché abbiamo avuto un record di candidature, una conferma di quanto questi processi possano essere virtuosi. Nei soli casi esaminati per il premio, il numero dei dipendenti delle aziende è salito del 33% e il fatturato dell’81%. Inoltre quasi tutte le operazioni hanno portato a un’internazionalizzazione aziendale».
In totale erano 23 i progetti che si contendevano i premi dell’edizione 2014. «I disinvestimenti sono sempre stati un elemento chiave del private equity — ha commentato Umberto Nobile, partner di EY e Mediterranean Transaction Support e Private Equity Leader —. Delle 23 operazioni finaliste, più della metà (52%) sono state cessioni industriali. Questa tipologia evidenzia l’interesse da parte di società estere quotate (13%) e l’opportunità colta dagli stessi imprenditori di riacquisire le aziende (22%). Ciò a dimostrazione che il private equity contribuisce, da un lato, al miglioramento dei sistemi di gestione e, dall’altro, offre la possibilità agli imprenditori di affiancarsi temporaneamente a un partner in un momento di svolta. L’altro aspetto rilevante è la cessione a fondi (39%) che si riferisce per circa la metà (17%) a società che condividono già da tempo la loro progettualità con private equity, confermandone la capacità di essere un azionista di più lungo periodo». I nomi dei vincitori sono stati annunciati nel corso della cerimonia di premiazione che si è tenuta il 18 dicembre al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano. In giuria, oltre a Cipolletta, sedevano il rettore della Bocconi Andrea Sironi; il vicepresidente di Assolombarda Aldo Fumagalli; il presidente del Consiglio di gestione di Intesa Sanpaolo Gian Maria Gros-Pietro; il vicedirettore del Corriere della Sera Daniele Manca; il partner di EY Umberto Nobile; il vicedirettore vicario del Sole 24 Ore Edoardo De Biasi. E poi Giovanni Azzone, rettore del Politecnico di Milano; il presidente della Fondazione Politecnico Giampio Bracchi; il responsabile di Sda Bocconi Bruno Busacca; il direttore generale di Assonime Stefano Micossi e quello di Confindustria, Marcella Panucci; il presidente del gruppo Rcs Angelo Provasoli; l’economista Carlo Secchi e Stefano Firpo, capo della segreteria tecnica del ministero dello Sviluppo .
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