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Il principio di cassa detta legge

Il principio di cassa governa il quadro Re del modello unico. Salvo le deroghe espresse i professionisti non possono abbandonare la rilevanza delle movimentazioni finanziarie.

Il comma 1 dell’art. 54 statuisce il cosiddetto principio di cassa che consente di individuare la base imponibile dell’anno in misura pari alla differenza tra le somme incassate e le somme materialmente spese entro il 31 dicembre.

Sul punto sono ormai presenti una serie di posizioni della prassi che possono risolvere i casi in cui le operazioni intervengono a cavallo dei due periodi d’imposta facendo sorgere non pochi dubbi sul loro corretto trattamento. Ecco alcuni esempi:

– Pagamenti on line: la soluzione è individuata dalla risoluzione 77/E del 2007: si chiedeva il trattamento da riservare al pagamento di contributi previdenziali con carta di credito on-line versati on-line il 15 dicembre, accreditati all’ente previdenziale il 17 dicembre, ma addebitati sul conto corrente del professionista solo il 15 gennaio dell’anno successivo. L’agenzia ha qualificato il pagamento con carta di credito come una delegazione passiva di pagamento allo scoperto ed ha concluso che i contributi si considerano versati dal professionista nel momento stesso in cui manifesta la volontà di sostenerne l’onere dando ordine di pagamento alla banca. Il momento, diverso e successivo, in cui avviene l’addebito sul conto corrente del professionista da parte della banca attiene ad un rapporto interno che coinvolge esclusivamente il delegante ed il delegato, irrilevante ai fini fiscali;

– Assegni: con la risoluzione n. 138/E del 29 maggio 2009 si è sostenuto in tale ipotesi che ha rilevanza la data di materiale consegna del titolo. Non rileva invece la data in cui lo stesso è depositato sul conto corrente del professionista. Nel caso di una prestazione professionale effettuata nell’anno 2011, con emissione di fattura nello stesso anno e ricevimento di una pagamento con assegno circolare nel 2012 versato sul conto corrente nell’anno 2012 «il momento in cui il titolo di credito (e quindi le somme in esso rappresentate) entra nella disponibilità del professionista si verifica all’atto della materiale consegna del titolo dall’emittente al ricevente, mentre non può essere attribuita alcuna rilevanza alla circostanza che il versamento sul conto corrente del prenditore intervenga in un momento successivo (e in un diverso periodo d’imposta)»;

– Bonifico bancario: seguendo le tesi prima esposte si poteva ritenere che non assumesse rilievo il momento in cui avviene l’accreditamento sul conto corrente bensì quello in cui è dato l’ordine di pagamento alla banca. Secondo l’agenzia delle entrate (circolare 23 giugno 2010, nr. 38/E) il caso dei compensi pagati mediante bonifico bancario comporta che «il momento in cui il professionista consegue la effettiva disponibilità delle somme debba essere individuato in quello in cui questi riceve l’accredito sul proprio conto corrente. Si tratta, tecnicamente, della cd. data disponibile, che indica il giorno a partire dal quale la somma di denaro accreditata può essere effettivamente utilizzata. Non assume rilievo, pertanto, né la data della valuta, ovvero quella da cui decorrono gli interessi, né il momento in cui il dante causa emette l’ordine di bonifico né quello in cui la banca informa il professionista dell’avvenuto accredito».

Da ciò perché si possa arrivare ad una soluzione coerente con il sistema della questione è necessario separare le posizioni del soggetto che effettua o che riceve il pagamento. Per il soggetto che riceve il pagamento (ad esempio il professionista che riceve il pagamento della prestazione) non può che rilevare il momento in cui tali somme sono a lui accreditate, in quanto risulterebbe strano far conseguire una imposizione con riferimento ad un pagamento di cui il professionista non risulta invece nemmeno a conoscenza. L’applicazione del principio di cassa comporta che il possesso del reddito (vedi art. 1 del Tuir), fondamento di qualsiasi ragionamento in tema di tassazione, non può che essere vincolato alla materiale disponibilità delle somme in questione.

Per converso invece non pare debba trovarsi motivo il soggetto che effettua il pagamento dia rilevanza in tal caso al suo agire (ovvero nel caso bonifico al momento in cui emana la dispostone di pagamento) a nulla rilevando in tal caso la data in cui la stessa diviene conoscibile al percettore.

È vero che ciò può comportare uno sfasamento temporale tra conseguenze del pagamento in capo al soggetto pagatore e al soggetto percettore, ma non pare che ciò sia di ostacolo alla soluzione così individuata.

Ma la cassa rileva anche per l’individuazione del momento in cui effettuare le ritenute. Regole non coincidenti per chi effettua il pagamento e per chi lo riceve. Ancora la problematica è legata al concetto di individuare la «data di pagamento» rilevante. Seguendo le indicazioni sopra svolte si deve giungere alla conclusione che anche in tal caso per il disponente il momento rilevante diviene quello in cui ha inoltrato l’ordine di bonifico alla banca a nulla rilevando il momento in cui le somme divengono disponibili per il percettore e nemmeno quello di valuta. Ricordiamo (per il professionista) che la risoluzione n. 68/E del 19 marzo 2009 dell’agenzia delle entrate ha ammesso lo scomputo delle ritenute delle subite ed imprenditori è anche in assenza della certificazione rilasciata dal sostituto d’imposta. Al fine di raggiungere l’obiettivo occorre poter comprovare l’importo effettivamente percepito tramite la contemporanea esibizione dell’apposita fattura e della documentazione rilasciata da banche e altri intermediari finanziari.

La presa di posizione è in grado di superare molte difficoltà fino ad oggi incontrate quando il professionista (senza colpa) non riceveva la formale certificazione da parte del sostituto.

Si chiarisce che nei casi in cui il contribuente non abbia ricevuto, nei termini di legge, dal sostituto d’imposta la certificazione delle ritenute effettivamente subite «sia in ogni caso legittimato allo scomputo, a condizione che sia in grado di documentare l’effettivo assoggettamento a ritenuta tramite esibizione congiunta della fattura e della relativa documentazione, proveniente da banche o altri intermediari finanziari, idonea a comprovare l’importo del compenso netto effettivamente percepito, al netto della ritenuta, così come risulta dalla predetta fattura».

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