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Il prezzo non è giusto Cerved respinge l’offerta del fondo Ion

Dopo un lungo consiglio di amministrazione, Cerved respinge al mittente l’offerta pubblica da 9,5 euro promossa dalla Ion di Andrea Pignataro, perché il prezzo non è giusto.Lo scorso marzo Ion insieme al fondo Fsi aveva promosso, attraverso un veicolo chiamato Castor, un’Opa finalizzata al delisting della società dei servizi finanziari per 1,8 miliardi di euro. Tuttavia fin da subito le azioni del gruppo milanese avevano superato il prezzo dell’offerta e da allora molti investitori esteri hanno accumulato posizioni a valori superiori tanto che anche ieri l’azione ha chiuso in calo dello 0,3% a 9,9 euro (ovvero 40 centesimi in più dell’Opa). E così, stando ai prezzi di mercato, e alle valutazioni indipendenti degli advisor – ovvero Mediobanca, Ubs per la società, e Morgan Stanley per gli indipendenti – il gruppo guidato da Andrea Mignanelli avrebbe deciso di non dare il suo supporto all’Opa. Del resto sarebbe stato difficile immaginare il contrario, dato che da mesi il titolo veleggia sopra l’offerta di Ion, che salvo sorprese, di questo passo rischia di raccogliere scarse adesioni dato che in Borsa Cerved vale il 4,2% in più rispetto all’Opa che scade il prossimo 5 agosto. Senza contare che negli ultimi cinque mesi nell’azionariato del gruppo sono spuntati diversi hedge fund e investitori esteri determinati ad andare fino in fondo, che tra le altre cose avrebbero scritto alla società e contattato il presidente Gianandrea De Bernardis. Tra questi figurano Amber Capital, Boussard & Gavaudan Partners (5,1%), PSquared Asset Management, Tig Advisors, Sinclair Capital, che tutti insieme avrebbero pacchetti rotondi e sufficienti a bloccare il ritiro forzoso del titolo dal listino (per cui è necessario il 90% del capitale). Secondo i fondi, valutata l’attività degli Npl al prezzo che Centerbridge aveva offerto a Cerved lo scorso febbraio, cioè 400 milioni, il gruppo di informazioni finanziarie tratta a un multiplo di 11 volte il margine operativo lordo, vale a dire la metà di quello a cui scambiano rivali come Experian e TransUnion, che negli ultimi mesi hanno registrato un sensibile aumento delle quotazioni, come del resto ha fatto tutto il settore dei servizi finanziari. Nelle stime dei fondi azionisti di Cerved per ritirare il titolo dal mercato Ion dovrebbe mettere sul piatto almeno il 10-15% in più, e ancora così facendo avrebbe fatto un buon affare. All’appello mancherebbero quindi circa altri 200 milioni, tuttavia Pignataro è noto nella comunità finanziaria per essere un imprenditore tutto d’un pezzo, con cui è difficile scendere a compromessi.

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