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Il prestito online tra privati vola, ma non in Italia

«Ce lo chiediamo anche noi», ammette Michele Novelli: «C’è un mercato in Italia?». In Rete ormai facciamo di tutto. Diamo in pasto i pensieri a Facebook, le immagini a Instagram, la carta di credito a Amazon. Ma quando si tratta di chiedere o prestare soldi, noi italiani non ci fidiamo. Oltre la metà dei nostri connazionali, rivela una ricerca commissionata da Crif alla Sda Bocconi, dichiara una propensione minima o nulla a finanziarsi o finanziare attraverso il social lending. Cioè privati che prestano ad altri privati attraverso piattaforme online, come la Prestiamoci diretta da Novelli. Intermediazione più leggera rispetto a quella delle banche, che si traduce in interessipiù bassi e ritorni golosi per chi presta. All’estero, specie nel mondo anglosassone, il mercato decolla: 34 miliardi di dollari contro gli 11 dello scorso anno, e startup come l’americana Lending Club arrivate in Borsa con quotazioni da urlo. Ma in Italia l’erogato non supera i 23 milioni, uno zero virgola del totale, con solo due piattaforme attive.
O una e mezza, vista la serie di travagli vissuti da Prestiamoci. Lo scorso ottobre pareva venduta ai concorrenti scandinavi di Trustbuddy, che prima si sono tirati indietro e poi hanno dichiarato bancarotta. «In Italia non potrebbe succedere, grazie alle regole più stringenti imposte da Bankitalia», spiega Novelli. Le piattaforme di social lending sono infatti autorizzate, e vigilate, come istituti di pagamento. «Ma la nostra attività si è di fatto arrestata per sette mesi». Un aumento di capitale, a breve, la dovrebbe far ripartire, nella speranza di superare la diffidenza del mercato: «I prestiti personali, per ristrutturare la casa o lanciare un’attività imprenditoriale, in Italia non hanno mai avuto un mercato online».
Dei 25 miliardi erogati nel 2014 solo il 5% è passato dalla Rete. Ma c’è chi la vede come un’opportunità: «La cifra è destinata a salire», dice Maurizio Sella, ad di Smartika. Maggiore piattaforma italiana, dal 2012 ha veicolato finanziamenti per circa 13 milioni di euro, di cui 5 solo nel 2015, con 5.500 prestatori. Crescita sì, ma lenta, considerato che due anni fa i “lender” erano già 4.800. Nonostante per loro il ritorno sia superiore al 5%, e il Taeg medio per i debitori al 9,94%, con punte del 5,60% per le classi di merito più alte. Una ricapitalizzazione da 4 milioni, in fase di approvazione da Bankitalia, dovrebbe essere il trampolino buono, prevede Sella: «Abbiamo investito in sicurezza informatica e automatizzazione dei processi. Ora abbiamo le basi per spingere sul marketing ». Forti di un nuovo fondo che protegge i prestatori dalle insolvenze.
In realtà i debitori in default su Smartika sono appena il 2,5%, meno della metà del dato medio nazionale. Ma diminuire la percezione di rischio è una chiave per convincere più investitori a scommettere sul prestito ai privati. Uomo, titolo di studio medio-alto: questo l’identikit del social lender secondo la ricerca Crif-Bocconi. Ma a stupire davvero l’autore, il professore di Economia Umberto Filotto, è che anche chi un prestito lo vorrebbe non si butta: «La Rete ha cambiato le nostre abitudini, ma non quando si tratta di soldi». Presto in Italia dovrebbero arrivare anche operatori stranieri, startup con fondi notevoli da investire in marketing. Il primo, a inizio 2016, sarà il francese Prêt d’union: «È benvenuto – dice Novelli – ci aiuterà a far conoscere questo mercato».
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