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Il prestito Bce non decolla la domanda delle banche si ferma a 83 miliardi

È un colpo a Mario Draghi”, scrive il Financial Times online, magari esagerando. Ma commenti e umori non sono molto diversi. La prima operazione di rifinanziamento (Tltro, Targeted longerterm refinancing operation) lanciata ieri dalla Banca centrale europea, cioè il nuovo superprestito a 4 anni al tasso dello 0,15 per cento concesso alle banche a condizione che eroghino prestiti all’economia reale, è partita a rilento. «Il supercannone di Draghi sembra essersi inceppato», commenta dura la Frankfurter Allgemeine.

Delle 382 banche accreditate per partecipare al finanziamento agevolato, vi hanno partecipato 255. L’asta alla fine si è conclusa con la concessione di prestiti per 82,6 miliardi, una cifra ben inferiore alle attese di operatori, osservatori e mercati che prevedevano una cifra tra i 133 e i 150 miliardi. Probabilmente la decisione di condizione il prestito alla concessione di crediti alle aziende ha scoraggiato non pochi istituti, mentre altri attendono gli esiti degli stress test e soprattutto aspettano di sapere le prossime mosse della Bce.
Insomma, i commenti politici e dei media non suonano positivi. «Il risultato è deludente », dichiara Johannes Gareis, analista presso Natixis. «Ma stiamo attenti a non trarre conclusioni troppo frettolose», replica Martin van Vliet della banca olandese Ing, spiegando: «La domanda sarà potenzialmente ben più importante a dicembre ». La prima tranche, preannunciata da Mario Draghi come «inizio del lancio di misure non convenzionali per il sostegno all’economia », mirava chiaramente a incoraggiare le banche a concedere più crediti all’economia reale. Con l’obiettivo di rilanciare la crescita nell’eurozona, che resta molto modesta, con indicazioni recessive in Italia un rallentamento persino nella forte Germania, mentre l’inflazione è allo 0,4 per cento, troppo al di sotto del target del 2 per cento.
Altre sei operazioni “Tltro” saranno organizzate dalla Eurotower da fine anno fino al giugno 2016. Ed è possibile appunto che le banche attendano tra l’altro la scadenza dei loro bond preesistenti. Non si esclude neppure che alcuni istituti temano di non poter provare un aumento della concessione di credito all’economia reale, e quindi di essere costretti poi a restituire alla Bce il prestito concesso a condizioni così favorevoli.
Si ritiene che la Eurotower voglia impegnare 400 miliardi di euro e oltre a breve termine nelle operazioni straordinarie di finanziamento alle banche. Dalla riuscita o meno di questa politica d’intervento dipende in gran parte la futura strategia di Francoforte. I falchi tedeschi, intanto, protestano perché le banche italiane avrebbero ricevuto una fetta troppo grossa (23 miliardi). E mormorano (come riporta l’edizione online della Frankfurter) che l’esito deludente del rifinanziamento potrebbe avvicinare l’acquisto di titoli sovrani di Paesi in difficoltà da parte dell’istituto della moneta unica, «proprio adesso che per una turnazione casuale il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, non ha diritto di veto nel Board». Weidmann, come Draghi stesso aveva fatto capire parlando di “non unanimità”, era stato l’unico ad opporsi al varo della misura straordinaria, e adesso potrebbe partire al contrattacco.
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