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Il pressing di Hollande nella partita del budget Ue

Mezz’ora prima del calcio di inizio, allo Stade de France per seguire insieme l’amichevole Francia-Germania, la cancelliera Angela Merkel e il presidente François Hollande hanno discusso ieri sera dell’ultima proposta di budget europeo 2014-2020 che verrà presentata ai Ventisette oggi, a Bruxelles, dal presidente del Consiglio Ue, Herman Van Rompuy. Per adesso l’accordo è ancora lontano, e non è detto che verrà trovato: l’Italia già minaccia di porre il proprio veto.
La bozza bocciata a novembre prevedeva 973 miliardi in stanziamenti, pari all’1 per cento del Pil dell’Europa, e 943 miliardi in pagamenti. Gran Bretagna, Regno Unito, Olanda e Paesi nordici la rifiutarono pretendendo 30 miliardi di tagli supplementari. Oggi e domani l’Europa ci riprova, sulla base della nuova proposta Van Rompuy: 960 miliardi per gli stanziamenti e 900 miliardi per i pagamenti, ma la vecchia divisione si riproduce. Sono troppi soldi per il Nord, troppo pochi per il Sud.
«Sono d’accordo sul bisogno di fare economia, ma non sull’indebolire l’economia», dice il presidente francese di fronte alla pretesa di Londra e Berlino (ma non solo) di ridurre il più possibile le spese. E il Parlamento europeo ha già annunciato che potrebbe ricorrere al suo nuovo potere di veto se i governi tentassero di imporre un budget al ribasso, non ambizioso, che condannerebbe l’Europa a sette anni di immobilismo.
Il nostro Paese arriva al vertice determinato a cambiare la situazione attuale, che lo vede dal 2011 primo contributore netto (cioè paga più di quanto riceve) nonostante la crisi dell’euro l’abbia colpito con maggiore durezza rispetto ad altri. Poi, «l’Ue non può parlare di crescita come politica economica europea e poi adottare un bilancio settennale che è nel segno della restrizione», ha detto ieri il presidente del Consiglio, Mario Monti. Il ministro per gli Affari europei Enzo Moavero ha spiegato alle commissioni Esteri, Bilancio e Politiche comunitarie che «Monti dovrà eventualmente dire “no” anche da solo, in isolamento, qualora ci si trovasse di fronte a una situazione contraddittoria con la nostra visione europea».
Italia e Francia difendono gli stanziamenti per la politica agricola comune, per i trasporti e i fondi regionali. Il premier britannico David Cameron insiste sulla posizione di novembre, quando accusò gli europei di «vivere in un universo parallelo». Se i Ventisette non dovessero mettersi d’accordo, o se il compromesso dovesse rivelarsi talmente deludente da venire poi rigettato dal Parlamento di Strasburgo, l’Europa funzionerà sulla base dell’ultimo budget, quello del 2013, in attesa magari di un nuovo slancio e nuove istituzioni dopo le elezioni europee del 2014.
Nella saletta vicino alla tribuna presidenziale, i due tifosi Hollande e Merkel hanno scambiato qualche parola anche sul loro nuovo motivo di divisione, il valore dell’euro. Troppo alto secondo la Francia (che vorrebbe svalutarlo per rilanciare le esportazioni), mentre la Germania rimane ferma sulla sua posizione classica: la soluzione è migliorare la competitività, non indebolire la valuta.

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