Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Il pressing del Banco e Bpm: «Accelerare le aggregazioni»

L’occasione per rompere il ghiaccio nel risiko che tanto si fa attendere c’era, ma è sfumata a pochi passi dal traguardo. Era l’integrazione tra la Popolare di Milano e Bper, che nelle settimane scorse avevano trovato l’accordo di massima per un matrimonio già sfumato – a un passo dall’altare – nel 2007: secondo quanto risulta aIl Sole 24 Ore, le due popolari avevano già raggiunto un’intesa sul nuovo assetto organizzativo (sede legale a Milano, sede operativa a Modena), sul piano industriale e sulla governance che avrebbe guidato la nuova maxi-popolare. Poi, il passo indietro improvviso di Bper. Che ha spinto la Popolare di Milano a prendere in mano quello che – in partenza – era considerato il Piano C: un’integrazione con Carige. Senza aver comunque perso le speranze su un ritorno di fiamma del Piano A, che vedrebbe coinvolto il Banco Popolare, dove per il momento i colloqui procedono in via preferenziale con Ubi.
Sta di fatto che a Piazza Meda con gli advisor Lazard e Citi per ora si lavora sul dossier Carige (assistita da Mediobanca). A un primo incontro, alla fine della settimana scorsa, tra il presidente del CdS di Bpm, Piero Giarda e l’azionista di riferimento di Carige Vittorio Malacalza, l’altroieri avrebbe fatto seguito un nuovo summit, questa volta a ranghi completi: a Milano da Genova sarebbe giunto infatti non solo Malacalza ma anche il presidente Cesare Castelbarco e il ceo Piero Montani, che avrebbero avuto un lungo confronto con il vertice al completo di Bpm. Segno evidentemente che le sensazioni sono positive, e che si stanno valutando numeri e assetti di un’ eventuale aggregazione tra una popolare che in aprile ha tutto l’interesse a portare in assemblea un’operazione straordinaria insieme alla trasformazione in Spa (e al rinnovo del CdS) e una banca in fase di turn around che oggi conta una pattuglia di azionisti forti, di cui il principale, la famiglia Malacalza, reduce da una nuova importante plusvalenza con Pirelli.
Sta di fatto che al momento a Milano si registra il maggiore fermento. «La ricognizione è in corso», ha confermato ieri il ceo di Bpm, Giuseppe Castagna, a Roma per l’esecutivo Abi e per un evento del gruppo. L’obiettivo, ha confermato il manager, è un’aggregazione per l’assemblea di aprile, che «sarebbe un segnale forte della volontà di progredire nella riforma delle popolari». Secondo Castagna, in questo momento «con intelligenza e velocità si possono fare aggregazioni tra banche italiane», mentre se «non ci muoviamo ora potrebbe esserci l’interesse di interlocutori stranieri». Come dire: un’accelerata conviene a tutti.
Chi non vorrebbe perdere (molto) tempo è anche Pierfrancesco Saviotti, ceo del Banco, che proprio oggi viene nominato Cavaliere del Lavoro dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Per un’aggregazione «ci vogliono tempi ragionevoli», ha detto ieri: e se è vero che «bisogna riflettere, ma non in tempi biblici» a Verona si stanno «valutando tutti gli aspetti industriali» per le varie ipotesi di aggregazione, «poi si passerà alla governance». Con chi? Non è un mistero che il primo amore era la Popolare Milano, ipotesi che resta in piedi ma non più prioritaria. Piuttosto, il Banco – che ha come advisor Mediobanca e Bofa-Merrill Lynch – sta concentrando gli sforzi sull’asse Bergamo-Brescia e sull’ipotesi di un’aggregazione con Ubi, che per ora non ha svelato gli advisor ma sarebbe “consigliata” dal Credit Suisse e da una banca d’affari americana. Cantiere complesso vista la struttura multiforme dei due azionariati ma reso più facile dalla trasformazione in Spa decisa dai soci di Ubi il 10 ottobre scorso e tuttora in fermento: una trattativa, quella del Banco e di Ubi, in cui spera d’inserirsi ancora Veneto Banca per evitare la quotazione. Ipotesi che resta tuttavia di difficile percorribilità: non a caso ieri Saviotti ha ricordato che «per creare un campione nazionale bastano due banche». Per ora.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Almeno per ora il pericolo è scampato. Ma è difficile capire quanto ancora la rete di protezione l...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Mario Draghi ha deciso di scrivere personalmente il nuovo Recovery Plan italiano. Lo farà insieme a...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Gli sherpa sono al lavoro per invitare Mario Draghi nella capitale francese. Emmanuel Macron vorrebb...

Oggi sulla stampa