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Il pressing dei soci Bernabè avverte: non getto la spugna

Qualche malumore era filtrato. Ma nulla di più. In passato, questo sì, di voci che davano per imminente l’uscita di Franco Bernabè da Telecom Italia ne sono circolate tante. Ieri però è stato lo stesso manager a riaccendere la miccia. Ospite di un convegno dell’Asati, l’associazione dei piccoli soci Telecom, Bernabè ha riassunto prima i punti chiave della sua strategia: «Le cose su cui bisogna lavorare costantemente e testardamente sono tre: ridurre il debito, tagliare i costi e realizzare gli investimenti». Poi, a sorpresa, si è difeso: «Il mio impegno — ha detto — è resistere e non gettare la spugna, continuare nell’interesse della società e dei dipendenti». A cui ha aggiunto un «resistere, resistere, resistere!» dando l’idea che attorno a Telecom si sta muovendo qualcosa.
Il gruppo telefonico è sempre stato considerato una delle casematte del potere e non è un caso che a ogni cambio di governo qualcosa negli assetti di Telecom sia mutato. Stavolta però non c’entrerebbe la politica, che pure continua a essere molto attenta alle vicende del gruppo, ancor di più da quando si è iniziato a discutere dello scorporo della rete. Sono i soci di Telco ad essere insoddisfatti della gestione Bernabè.
Gli ultimi consigli d’amministrazione del gruppo telefonico non sono stati facili per il presidente esecutivo. L’ultimo, giovedì scorso, in particolare, avrebbe fatto emergere in maniera netta visioni diverse sul futuro dell’azienda e una lettura non proprio esaltante dei risultati della gestione Bernabè. Le contestazioni, piuttosto dure, sarebbero partite da Luigi Zingales, consigliere indipendente del gruppo, a cui si sono aggiunte subito altre voci. A un certo punto del confronto Bernabè e l’amministratore delegato Marco Patuano, sono stati invitati a lasciare la riunione per permettere ai consiglieri di confrontarsi. Una sorta di verifica sulla fiducia verso il management che si sarebbe conclusa con la decisione di stringere la presa e marcare a vista i vertici. Una fiducia a tempo. Al termine del confronto i consiglieri hanno deciso di riservarsi anche nei prossimi incontri un momento di discussione senza la presenza dei manager.
I soci di Telco avrebbero insomma iniziato a valutare il costo-opportunità di mantenere l’assetto di vertice di Telecom inalterato, dopo aver visto in Borsa il titolo scendere in picchiata, i dividendi ridursi continuamente e una strategia che sembra puntare più al mantenimento che alla crescita. Per gli azionisti serve un deciso cambio di passo. Hanno chiesto a Bernabè e Patuano di accelerare sul dossier rete, aprendo alla possibilità di una vendita dell’infrastruttura qualora servisse, e di avviare una veloce ricognizione sugli asset non strategici per metterli sul mercato in modo da dare una netta sforbiciata al debito e liberare più risorse per lo sviluppo.
Bernabè ieri ha difeso la bontà della sua strategia, ripetendo che per Telecom «non esistono soluzioni fantasiose. Non c’è la bacchetta magica». È quello che ha sempre detto, sin dal primo giorno. Ma a quanto pare adesso non basta più.

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