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Il presidente del Parlamento europeo: “In Grecia la popolazione sta pagando un tributo immane alla povertà e alla disoccupazione” “Non è duello Germania-Grecia e la rottura sarebbe catastrofica

«È un errore da evitare assolutamente quello di ridurre una questione tragica come la Grecia, dove la popolazione sta pagando un tributo immane alla povertà e alla disoccupazione, a una lotta fra due Paesi, oppure fra ricchi e poveri d’Europa. È l’opposto dello spirito europeo che deve animarci». Martin Schulz, 59 anni, una vita spesa nel partito socialdemocratico tedesco, è da due legislature presidente del Parlamento europeo. E in tale veste si fa paladino della solidarietà fra tutti i Paesi in quest’intervista che ci rilascia nella sede di Repubblica nel giorno del suo viaggio a Roma per una visita di cortesia a Giorgio Napolitano.

Presidente, ferma restando la condivisione del suo appello, quante possibilità esistono che si arrivi ad un accordo vero e duraturo?
«Secondo me qualcosa di vicino al cento per cento. Per il semplice motivo che non è possibile che si arrivi a una rottura che avrebbe conseguenze a catena devastanti. L’accordo sarà politico, e a Berlino se ne potranno anche gettare le basi, ma dovrà essere perfezionato in sede tecnica e sancito da tutti a Bruxelles proprio perché non è una partita privata fra Grecia e Germania. E non potrà essere diversamente: io sono stato pochi giorni fa in Cina, parlo continuamente con i leader mondiali, e tutti sono attoniti e increduli che l’Europa rischi di rompersi in nome di un confronto ideologico, per di più quando si sta parlando di un Paese così ricco di storia e di risorse».
Sarà ricco di storia, ma lo stesso ministro Varoufakis proclama ogni giorno che il Paese è fallito. Ha ragione?
«Macché, non solo non è fallita ma la Grecia ha enormi potenzialità, pensiamo solo all’energia solare ed eolica o al turismo. Guardi, Varoufakis sarà anche un brillante economista ma si vede senza ombra di dubbio che manca di esperienza politica. Quando parli in un consesso internazionale devi rispettare le opinioni altrui con un minimo di forma e di eleganza diplomatica. Non è come nel XIX secolo, siamo un po’ più rilassati, però devi ricordarti che una cosa sono le tue idee espresse in una riunione interna o nella sede del partito, e un’altra il modo in cui le presenti in un Consiglio dei ministri dove rappresenti il tuo Paese e non le tue convinzioni. Quello che mi stupisce è che avrà dei consiglieri, e non capisco come possano averlo così mal indirizzato».
Tanta rabbia forse si giustifica con l’eccesso di austerity imposta dalla Germania e l’inasprirsi dello “scontro di religione” da tutte e due le parti, guardi allo Spiegel …
«Lo Spiegel è la mia rivista preferita, diciamo che non sempre azzecca le copertine. In Europa si sono fronteggiate due scuole. Una era sicura che una volta risolti i problemi di finanza pubblica gli investimenti sarebbe tornati automaticamente, il che non è avvenuto. L’altra richiede sì disciplina di bilancio ma guarda anche al fronte delle entrate. Per fortuna quest’interpretazione, che è anche la mia, sembra finalmente che inizi a prevalere».
Quali potrebbero essere i tempi per un accordo con Atene?
«Veramente una sorta di intesa era già stata raggiunta già nell’Eurogruppo di due settimane fa. Però sfortunatamente il premier greco l’ha interpretata in un modo diverso dagli altri 18 partecipanti alla riunione. Aveva capito che c’era il via libera per la ripresa dei finanziamenti dietro un minimo accenno di riforme, e che poteva dare corso alle promesse elettorali. Invece l’Europa vuole un programma concreto di manovre finanziarie, lotta all’evasione fiscale, repressione della corruzione, correzioni dei favoritismi per i grandi armatori, e via dicendo. Ora sono ripresi i lavori, e secondo me entro questa settimana si arriverà a una nuova intesa, che dovrebbe essere sufficiente allo sblocco dei finanziamenti più urgenti. Poi però ci saranno non più di tre mesi di tempo, fino alle prossime scadenze finanziarie di giugno, per avere un progetto credibile, dettagliato e definitivo. Sulla base del quale dare il via ad un sereno e costruttivo programma di investimenti nel Paese».
Mettendo per un attimo da parte la Grecia, ritiene che la crisi nell’eurozona sia definitivamente alle spalle?
«La crisi sarà davvero finita quando la disoccupazione inizierà a diminuire dappertutto in Europa. Ma i segnali sono positivi, e la prova ce l’ho proprio qui in Italia, Paese dove vengo il più spesso possibile da ormai 25 anni. Bene, negli ultimi tre-quattro anni avevo trovato un clima pesantissimo, una depressione diffusa quale non avevo mai visto. Almeno in Italia, forse in Germania. Ora in un anno di governo Renzi mi sembra che sia tornato un ottimismo costruttivo, una voglia orgogliosa di riemergere e riaffermarsi che può essere decisiva. C’è anche un consenso inedito per le riforme: prima quando qualcuno provava a fare una riforma veniva affossato dall’ establishment politico, ora accade il contrario».
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