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Il presidente Bce: crescita, ultima chiamata «Non si perda più tempo»

Da Jackson Hole a Milano: il Presidente della Bce, Mario Draghi ha scelto il capoluogo lombardo per rilanciare e in qualche modo formalizzare la sua proposta di condivisione dell’urgenza dell’azione monetaria e politica, e di un grande patto per gli investimenti e la crescita. Una scelta, dettata certo dal calendario degli incontri europei, ma che, in ogni caso, fa risaltare l’importanza della tappa italiana. Dopo l’intervento nella cittadina del Wyoming, Draghi ha avuto contatti con la Cancelliera tedesca, Angela Merkel e, facendo visita all’Eliseo, con il presidente francese, François Hollande. A Francoforte poi ha ribadito le sue sollecitazioni ai governi, dopo aver annunciato due nuove mosse importanti della Bce, il taglio in prossimità dello zero dei tassi di riferimento, e l’avvio già da ottobre di un programma di acquisto di Abs di alta qualità, titoli bancari cartolarizzati rappresentativi di prestiti alle imprese e alle famiglie compresi i mutui (per cui Draghi suggerisce di valutare la concessione di garanzie pubbliche), e di covered bond, obbligazioni bancarie garantite, che non sono la tanto attesa quantitative easing , cioè l’acquisto massiccio di titoli privati e pubblici, ma si avvicina. In questo percorso — Jackson Hole, Berlino, Parigi e Francoforte — l’appuntamento di Milano, che da ieri, per tre giorni, sarà il cuore della finanza e della politica europea, segna un importante momento di sintesi. 
«È un piacere essere qui, con voi, a Milano questa sera» ha esordito ieri il banchiere centrale italiano, intervenendo come ospite d’onore alla cena di gala dell’Eurofi, prima di fare il collegamento con Jakson Hole e con la necessità «di una combinazione di politiche monetarie, di bilancio e strutturali, per rilanciare la ripresa economica nell’area dell’euro». Tutte le parti, sul piano nazionale ed europeo, «devono svolgere il proprio ruolo» avendo ben chiaro, ha rimarcato il presidente della Bce, che non ci può essere alcun stimolo monetario e di bilancio che tenga se non è affiancato alle giuste politiche strutturali, che sono quelle idonee a promuovere la crescita e infondere giustizia.
Draghi si è soffermato su quanto già fatto dalla Bce e questo non può non suonare come un’ultima chiamata per i governi a fare anche essi la propria parte. Ieri il numero uno dell’Eurotower, ma anche il ministro dell’Economia Padoan ed il governatore Visco nonché gli altri autorevoli personalità che hanno partecipato all’incontro, hanno insistito sul legame fortissimo che c’è fra investimenti e crescita, un legame che peraltro fa da linea guida dell’agenda della presidenza italiana del Consiglio europeo. E allora ecco il «messaggio» di Draghi: soltanto se le politiche strutturali, di bilancio e monetarie andranno «mano nella mano» l’area dell’euro assisterà al recupero degli investimenti. Secondo lui sono due i settori nei quali i governi dovrebbero intervenire: il contesto regolamentare che dovrebbe essere reso più favorevole alla crescita e le fonti di finanziamento delle imprese che dovrebbero essere più diversificate e la creazione di un mercato unico dei capitali.

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