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Il prelievo si allinea per tutti i titoli di Stato

di Gianfranco Ferranti

Il nuovo regime di tassazione dei redditi di natura finanziaria introdotto dalla manovra di Ferragosto (Dl 138/2011, convertito dalla legge 148/2011) è più chiaro e coerente ed è stata evitata l'apertura di una procedura di infrazione comunitaria. Sono questi i principali effetti degli interventi correttivi previsti dall'articolo 95 del Dl 1/2012 (il cresci-Italia), che si aggiungono a quelli introdotti con il Milleproroghe (Dl n. 216/2011), finalizzati a precisare il regime transitorio relativo ad alcune tipologie di proventi finanziari. Non è stata, però, esplicitata la decorrenza delle nuove disposizioni.
Si attendono, invece, i primi chiarimenti in merito all'affrancamento del valore al 31 dicembre 2011 delle partecipazioni societarie non qualificate: uno dei temi trattati nel corso di Telefisco 2012 e a cui sono arrivate molte richieste di chiarimenti da parte dei lettori (si veda l'articolo in pagina). Intanto l'Agenzia ha pubblicato il modello Unico PF 2012: il quadro RT richiede l'indicazione dei dati necessari per il calcolo della plusvalenza da assoggettare al 12,5%, tra i quali non sono inseriti quelli sull'estensore della perizia.
Le modifiche
Ma andiamo con ordine e vediamo i principali correttivi introdotti dal decreto 1/2012.
e Il primo fronte di intervento riguarda le operazioni di pronti contro termine (e di prestito titoli) su titoli pubblici italiani ed equiparati o emessi da Stati esteri compresi nella white list in quanto hanno firmato con l'Italia accordi di cooperazione e scambio di informazioni. In tali casi il differenziale (cioè la differenza tra prezzo di riacquisto a termine e quello di vendita a pronti, al netto degli interessi maturati sul titolo nel periodo dell'operazione) è assoggettato a tassazione, se positivo, con lo stesso prelievo del 12,5% applicato agli interessi e altri proventi dei titoli sottostanti. Ciò nel rispetto del principio di "accessorietà" della ritenuta alla fonte sul detto differenziale rispetto all'imposta sostitutiva gravante sui proventi dei menzionati titoli. L'eventuale differenziale negativo è, invece, indeducibile. Tale disciplina si applica, in assenza di una specifica regolamentazione normativa, ai contratti stipulati dal 1° gennaio 2012 e in relazione ai proventi divenuti esigibili (e alle commissioni percepite) a partire dal 24 gennaio 2012, data di entrata in vigore del Dl 1/2012.
r Il decreto cresci-Italia è intervenuto anche sull'imposizione degli utili percepiti dai fondi pensione esteri istituiti negli Stati Ue e in quelli aderenti allo Spazio economico europeo inclusi nella white list: è stata mantenuta la stessa aliquota del l'11% prevista per i fondi pensione italiani. Questa aliquota era stata introdotta dall'articolo 24, comma 1, della legge n. 88/2009 per "bloccare" la procedura di infrazione 4094 del 2004 aperta dalla Ue in relazione alla disomogeneità di trattamento tra fondi italiani ed esteri e non era stata esplicitamente fatta salva in occasione della riforma introdotta dal Dl n. 138. La norma dovrebbe avere, comunque, carattere sostanzialmente interpretativo, nonostante lo stesso non sia stato esplicitato.
t Il decreto 1/2012 sopprime, poi, la maggiorazione del 20% sugli interessi dei titoli obbligazionari con scadenza non inferiore a 18 mesi rimborsati anticipatamente. La funzione antielusiva di tale disposizione era venuta meno dopo che il Dl 138/2011 aveva abrogato la ritenuta del 27% applicabile sui proventi delle obbligazioni con scadenza inferiore al detto periodo. Al tal proposito era stata cancellata la norma che stabiliva l'applicazione del prelievo (ultimo periodo dei commi 1 e 3 dell'articolo 26 del Dpr n. 600/1973) ma non la norma istitutiva (articolo 7, comma 9, del Dl n. 323 del 1996), che si è provveduto adesso a eliminare. L'intervento ha semplicemente ribadito quello effettuato in precedenza, con il quale sono state rese più flessibili le operazioni di tesoreria delle imprese, che possono ritirare le emissioni obbligazionarie divenute troppo onerose o assecondare le esigenze di liquidità degli obbligazionisti.
u Infine, è stata eliminata una locuzione contenuta nell'articolo 2, comma 7, della manovra dello scorso Ferragosto, al fine di chiarire che l'aliquota del 12,5% non si applica ai proventi dei contratti derivati su titoli pubblici italiani ed esteri. Si tratta, anche in questa circostanza, della conferma della disciplina precedentemente introdotta.

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