Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Il Ppe fa pressing su Monti: candidati

Che la crisi di governo e le prossime elezioni italiane fossero guardate con particolare attenzione (e con apprensione) dal resto d’Europa lo si era capito da tempo. Solo ieri, però, davanti ai giardini a disegno massonico di Parc Royale nella sala che ospita la tradizionale riunione del Ppe in occasione dei vertici Ue, si ha avuta netta la sensazione di come anche la politica italiana, non solo il suo debito pubblico, sia ormai un “vigilato speciale” in Europa. E che, per placare queste ansie, l’unica risposta possibile sia che Mario Monti accetti di candidarsi alla guida di un vasto schieramento di formazioni moderate, non solo del Pdl. Ipotesi che lo stesso premier, dopo le forti pressioni di ieri, non si sentirebbe più di escludere con tanta nettezza.
Quello che è andato in scena nella riunione del Ppe sotto forma di “coup de théâtre”, assomiglia molto a uno psicodramma in cui quasi tutti i protagonisti della politica europea dalla cancelliera Merkel al lussemburghese Junker si incaricano di svolgere un ruolo quasi “maieutico” ricomponendo le fratture esistenti nell’area dei moderati italiani allo scopo di colmare il vuoto attuale di rappresentanza del Ppe in Italia. L’arrivo a sorpresa di Monti ieri in una riunione prettamente politica è una sorpresa per molti dei partecipanti e forse per lo stesso Silvio Berlusconi ma non per il capogruppo italiano del Ppe Mario Mauro (da subito schieratosi contro la sfiducia a Monti) e dal presidente dello stesso Ppe, Wilfried Martens. Era venuta proprio da loro, qualche giorno fa, la richiesta a Monti di partecipare all’incontro ed evitare che la riunione venisse monopolizzata dalla presenza di Berlusconi. Monti accetta per lanciare segnali distensivi e raffreddare quelle tensioni che si traducono in un pericoloso innalzamento dello spread. Ma gran parte del dibattito si focalizza subito sul futuro politico dell’Italia e sul ruolo che Monti potrà ancora giocare. Nessun duello, dunque, tra Monti e l’ex premier ma anzi è proprio Berlusconi a giocare d’anticipo e a rilanciare la candidatura di Monti alla guida dei moderati italiani, cosa che gli consentirebbe di fare «un passo indietro»: «È chiaro che il Ppe – dice al Ft – auspica che l’Italia non cada nelle mani della sinistra, come in Francia, dove tutti sono disperati e scappano per le tasse elevate». Ma la candidatura di Monti vista di buon occhio da quasi tutti i leader europei, dallo stesso Barroso a Rajoy a Juncker allo stesso socialista Hollande. Poco chiaro invece l’endorsement della Merkel, notizia diffusa nel pomeriggio e poi smentita da fonti tedesche. Ma il vicecapogruppo della Cdu al Bundestag Michael Fuchs non ha dubbi: Monti deve restare.
La pressione per convincere Monti a candidarsi è sempre più forte. Il premier non si espone e non svela le sue vere intenzioni. Dice solo che «non è questo il modo e il luogo» per sciogliere riserve, che il Governo è ancora in carica. Ricorda il lavoro svolto in questo ultimo anno e le condizioni che hanno determinato «la mia decisione di lasciare dopo le dichiarazioni di Angelino Alfano alla Camera». A più riprese il presidente del Consiglio tiene a rassicurare i partner europei che qualunque sarà il governo che uscirà dalle prossime elezioni politiche non verrà meno la vocazione europeista dell’Italia.
L’atmosfera alla riunione Popolare non lascia spazio a dubbi: appoggio totale del Ppe all’azione di risanamento avviata da Monti e auspicio che possa essere lui stesso, candidandosi alle prossime elezioni, a proseguire il lavoro iniziato. Nei giorni scorsi si era espresso in maniera netta a favore di Monti il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, che aveva bollato il ritorno in campo di Berlusconi con un pericolo per la stabilità dell’intera Unione europea. Ieri è toccato al presidente della Commissione Ue José Manuel Barroso spendere parole di apprezzamento per il professore della Bocconi. Dopo averlo incontrato a Bruxelles, Barroso giudica con favore il lavoro di Monti, ringraziandolo per quanto fatto. Il presidente francese François Hollande incrocia Monti all’ingresso del palazzo Justus Lipsius, lo prende per un braccio e in maniera ostentata gli stringe per lungo tempo la mano. Nel Ppe Joseph Daul, presidente del gruppo popolare a Strasburgo, ricorda come la sua formazione parlamentare sia «unita contro tutte le forme di populismo e contro le posizioni antieuropeiste». Alcuni primi ministri, bulgaro, finlandese, lussemburghese, lasciando il vertice popolare spendono parole a favore del premier italiano. Ma è Wilfried Martens a mettere il sigillo dell’appoggio Popolare al Professore: «Se Monti scomparisse dalla vita politica italiana sarebbe una perdita». E aggiunge: «Devono proseguire gli elementi essenziali che apprezziamo dell’azione politica di Monti».

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

«Non sapevo che Caltagirone stesse comprando azioni Mediobanca. Ci conosciamo e stimiamo da tanto t...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Primo scatto in avanti del Recovery Plan italiano da 209 miliardi. Il gruppo di lavoro "incardinato"...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La Cina ha superato per la prima volta gli investimenti in ricerca degli Stati Uniti. Pechino è vic...

Oggi sulla stampa