Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Il Portogallo spaventa le Borse

Se qualcuno si era fatto l’illusione che il mini-rimbalzo di mercoledì avesse interrotto la fase negativa sulle Borse europee ieri si è dovuto ricredere. Sui mercati azionari le vendite sono tornate. E lo hanno fatto a ritmi decisamente sostenuti. Al termine di una seduta ad alta tensione che li ha visti perdere ben oltre il 2%, i listini di Milano e Madrid mostravano ribassi dell’1,9% e dell’1,98% rispettivamente. Le Borse dei Paesi periferici, come peraltro s’era visto nelle precedenti sedute, sono andate peggio rispetto a quelle dei Paesi “core”, come dimostra il saldo finale del Cac 40 di Parigi (-1,34%) e del Dax 30 Francoforte (-1,52%). Il peggior indice in assoluto a fine seduta è stato in ogni caso il Psi-20 della Borsa di Lisbona, ieri in calo del 4,18 per cento. Un indice, quello delle blue chips portoghesi, che capitalizza appena 56 miliardi di euro, che però ha contribuito non poco alla “giornata no” dei mercati europei.
Portogallo, allarme banche
Tutto parte dalle difficoltà del Banco Espirito Santo, la cui controllante Espirito Santo International nei giorni scorsi ha ritardato i pagamenti su alcuni debiti a breve scadenza (vedi approfondimento nell’articolo sotto). Vari analisti in questi giorni hanno fatto notare come le dimensioni ridotte della banca, che capitalizza appena 2,4 miliardi di euro, rendano la sua crisi circoscritta e un «effetto contagio» sia poco probabile. Ma il mercato non sembra aver dato loro retta a giudicare dalla performance fortemente negativa del settore bancario. L’indice Stoxx 600 Banks ha perso l’1,65% con una delle peggiori performance in assoluto tra gli indici settoriali. Nelle Borse del Sud Europa è andata ancora peggio: l’indice italiano ha perso il 2,11% contribuendo alla negativa performance del listino Ftse Mib.
Il contesto generale peraltro non era dei migliori sui mercati finanziari. Gli operatori hanno dovuto fare i conti con l’annuncio dello stop ad ottobre degli stimoli monetari comunicato nella serata di venerdì dalla Federal Reserve nei verbali (minute) del direttivo di giugno. La fiducia sui Paesi periferici è stata poi minata dal contesto macroeconomico. I dati comunicati ieri dall’Istat sulla produzione industriale in Italia, scesa a maggio dell’1,2% rispetto ad aprile sono stati, da questo punto di vista, una doccia fredda.
L’effetto «prese di profitto»
L’insieme di questi fattori è alla base della forte inversione di rotta vista nelle ultime sedute (in una settimana Piazza Affari ha bruciato oltre 50 miliardi di capitalizzazione). Una correzione amplificata dalle prese di profitto. Non bisogna trascurare infatti il fatto che i mercati azionari dei Paesi periferici hanno corso moltissimo. Da inizio anno ai massimi di inizio giugno, il Ftse Mib ha guadagnato il 18% mentre l’indice bancario il 35 per cento. Nonostante la correzione vista nell’ultimo mese (-7% il Ftse Mib e -14% il bancario), gli indici valevano rispettivamente il 33% e il 66% in più rispetto a un anno fa. Per fare un confronto, l’indice Stoxx 600 europeo nello stesso lasso di tempo ha fatto +22% mentre il paniere Stoxx 600 Banche appena +11 per cento.
Torna l’avversione al rischio
L’avversione al rischio è tornata a dominare sui mercati e questo si è visto anche sui mercati obbligazionari (vedi articolo a pag. 2). E se le aste in Italia e Spagna non hanno subito più di tanto i contraccolpi del clima negativo, non si può dire lo stesso della Grecia. Atene aveva in programma un ritorno sul mercato primario con un collocamento tramite un sindacato di banche collocatrici, di un nuovo titolo a 3 anni, ma dall’operazione ha ricavato una cifra (1,5 miliardi di euro) pari alla metà del massimo previsto.
Le turbolenze sui mercati hanno poi costretto alcune società a rivedere i propri piani finanziari. È il caso ad esempio dell’azienda farmaceutica italiana Rottapharm, una delle tante prossime matricole di Piazza Affari, che ieri ha fatto marcia indietro, ritirando l’offerta di vendita di azioni «anche alla luce della sfavorevole situazione del mercato mobiliare domestico ed internazionale» (vedi approfondimento a pag. 23). In Spagna, il Banco Popular Espanol da parte sua ha annullato un’emissione obbligazionaria in ragione dell’elevata volatilità nei mercati obbligazionari.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Un voluminoso dossier, quasi 100 pagine, per l’offerta sull’88% di Aspi. Il documento verrà ana...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La ripresa dell’economia americana è così vigorosa che resuscita una paura quasi dimenticata: l...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Ancora prima che l’offerta di Cdp e dei fondi per l’88% di Autostrade per l’Italia arrivi sul ...

Oggi sulla stampa