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Il polo dell’impiantistica diventa la prima prova per il nuovo corso Cdp

Il dossier Psc, che la nuova Cassa depositi e prestiti targata Dario Scannapieco dovrà esaminare nelle prossime settimane, promette d’essere una cartina di tornasole della nuova gestione dell’istituto di promozione nazionale. E solo uno dei due casi si può dare.O nei prossimi giorni parte l’ennesimo investimento azionario della Cdp (ma il primo del nuovo Patrimonio Rilancio), per creare il “polo italiano dell’impiantistica”, come lo chiama l’azienda Psc che vorrebbe incardinarlo. Oppure il “metodo Draghi”, qui cucinato dallo chef arrivato giorni fa a capo della Cdp, abbatterà i sogni di grandezza di Umberto Pesce, l’imprenditore e presidente di Psc che in mesi di contatti con i dirigenti di Cdp ha preparato l’operazione, e ora chiede «tempi certi alle istituzioni» perché il suo piano industriale parla di «investimenti e altre acquisizioni», oltre ad Alpitel e all’offerta in concordato per Italtel. Proprio a Italtel sono destinati 44 milioni di investimenti, che rischiano di sfumare senza i fondi Cdp.Il decreto ministeriale del Tesoro sul Patrimonio Rilancio gestito da Cdp è quasi pronto: questione di giorni, si racconta nei palazzi della capitale. Con esso, verso metà giugno potrebbe diventare operativo il fondo da massimi 40 miliardi di euro (i primi 3 appena apportati) pensato un anno fa dal governo Conte per puntellare le aziende italiane in difficoltà per la pandemia. Non è detto che quella visione di politica economica, fortemente sostenuta dai M5s e dall’ex ad di Cdp Fabrizio Palermo, ora planerà alle stesse altezze: il dibattito sull’eccessivo interventismo della Cassa è aperto, e dietro le quinte si stima che la gestione Scannapieco sarà focalizzata sui finanziamenti a debito, e a una gestione oculata e ridotta degli investimenti in capitale del fondo al via, anche per non aumentare di più il debito pubblico e al contempo riportare lo Stato e il mercato alle funzioni proprie. L’iniziativa, pronta da sei mesi e rallentata nelle more della pandemia e della campagna vaccinale, è molto attesa dalle aziende italiane in difficoltà e con ricavi oltre i 50 milioni, cui è dedicata. E in questo quadro si sarebbe formata la bozza di intervento di cui si parla in ambienti finanziari, e che la stessa Psc ha confermato a Repubblica . Si tratterebbe di un bond subordinato convertibile in azioni, emesso da Cdp Imprese – la società che gestirà il Patrimonio Rilancio – per massimi 65 milioni di euro. Un titolo settennale, con facoltà di trasformarlo in capitale al sesto anno, prendendosi una fetta che in base alle valutazioni del tempo potrebbe aggirarsi sul 20-25%. Tra l’altro l’azienda, che si definisce «una realtà internazionale specializzata nella progettazione e realizzazione di impianti tecnologici per grandi opere e impianti complessi chiavi in mano», ha già per azionisti due bracci della Cassa. Da tre anni Fincantieri ha un 10%, e anche Simest, altra controllata Cdp, ha una quota simile tramite un bond “quasi capitale”, in corso di rinnovo. A Roma si racconta che il potente network costruito da Psc negli ultimi anni avrebbe agevolato l’intelaiatura dell’accordo con il precedente vertice della Cassa. Un reticolo che comprende nomi politici, come l’ex ministro Dc Paolo Cirino Pomicino, il ministro degli esteri M5s Luigi Di Maio, il politico della sinistra Massimo D‘Alema, ma anche diversi “boiardi” di partecipate pubbliche. Come Mauro Moretti, l’ex ad di Ferrovie e di Leonardo che da giugno diventerà ad di Psc, o l’ex ad dell’Enel e di Telecom Fulvio Conti, da poco nominato vicepresidente, o Luigi Ferraris, dimissionario dal cda perché indicato a capo delle Fs. Dopo l’uscita dei criteri del Tesoro per ambire ai fondi del Patrimonio Rilancio sarà l’istruttoria di Cdp a decidere se Psc, che nel 2020 ha ricavi oltre i 300 milioni ma una redditività minata dal virus, sarà tra le aziende elette.

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