Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Il poker di Nicastro Salvataggio per iniziare il risiko

Roberto Nicastro non se lo aspettava. Cinquanta giorni dopo aver lasciato il posto da direttore generale di Unicredit, stava programmando il futuro evitando, con cura, gli abboccamenti di quanti lo vedevano già coinvolto nelle più disparate situazioni, dal Nordest a qualche banca romana.
Invece, giovedì 19 novembre, è arrivata sì una chiamata da Roma, ma dal vice direttore generale della Banca d’Italia, Flavio Panetta e dal ministero di Pier Carlo Padoan che, in 48 ore, lo hanno coinvolto nel più articolato salvataggio bancario della storia d’Italia: quattro banche coinvolte, l’azzeramento del capitale degli istituti decotti, la nascita di quattro nuove banche partecipate dal sistema e lo scorporo di tutte le attività in sofferenza all’interno di un contenitore, una Bad bank , da affidare a specialisti della liquidazione. Il tutto con il coinvolgimento di 130 mila piccoli azionisti e circa 20 mila bondholder , sottoscrittori di obbligazioni subordinate, che hanno cumulato perdite per circa 1,2 miliardi di euro. Uno choc.
Roberto Nicastro, dopo 18 anni in Unicredit, si è trovato a rientrare in pista con una decisione presa overnight , quasi di fretta, ma tutta questa nuova avventura sembra una corsa contro il tempo. Aveva infatti fretta il governo, per limitare i danni ai piccoli azionisti e non incorrere nelle more del cosiddetto bail-in , che entrerà in vigore il primo gennaio. Avevano fretta Unicredit, Intesa e Ubi, convinte ad aprire per prime i cordoni della borsa, ma decise a verificare la portata effettiva dell’operazione e aveva fretta la Banca d’Italia, regista e controllore di tutto il salvataggio anche per conto della Banca centrale europea.
Tempi stretti
Il primo incontro tra Nicastro e la regìa dell’operazione – Bankitalia e Ministero dell’Economia – è stato sabato 21. Il primo consiglio di amministrazione si è riunito lunedì scorso, alle 7 del mattino, nella sede romana di quella che era la Banca delle Marche. Perché se è vero, come ha sottolineato la Banca d’Italia, che le quattro banche coinvolte avevano, «nel complesso, una quota del mercato nazionale dell’1 per cento circa in termini di depositi», è anche vero che le perdite per i piccoli azionisti sono state dolorosissime, con buona pace di chi, anche recentemente, sventolava la tutela del risparmio – prevista dalla Costituzione – come sicuro baluardo contro quanto stava accadendo.
Nicastro sarà il punto di raccordo dell’intera operazione. Come presidente delle quattro banche coinvolte, che avranno quattro diversi amministratori delegati, sarà il rappresentante degli azionisti che oggi sono le tre grandi banche che per prime hanno messo i soldi sul tavolo, ma che nel giro di qualche settimana saranno in buona sostanza e con quote diverse quasi tutte le banche italiane.
Sulla scelta del manager che ha accompagnato la crescita di Unicredit negli anni ruggenti di Alessandro Profumo, in Italia (la fusione delle 7 banche che diede vita a Unicredit) e all’estero (Pekao), fino alle più recenti stagioni con Federico Ghizzoni, la scelta degli azionisti è stata unanime. L’esperienza di Nicastro non si discute.
Mandato chiaro
Sulla nomina ha poi positivamente pesato il divorzio molto soft da Unicredit, ma il suo nome è risultato tutt’altro che sgradito agli altri decisori, da Intesa a Ubi, che gli hanno affidato un mandato chiaro: ristabilita la normalità operativa, le banche azioniste vogliono vendere, per rientrare dei loro capitali nel tempo più rapido possibile. Qui si apre un altro capitolo. Se il governo non ha messo un euro per salvare queste banche, i soldi sono arrivati da altri istituti di credito, che hanno quadruplicato quanto avrebbero dovuto versare quest’anno al Fondo di Risoluzione. In totale 2,35 miliardi di euro. Soldi che rientreranno, ma che intanto pesano sui bilanci in chiusura, con effetti su utili e dividendi. Questa nuova geografia fa sì che sì acceleri sul fronte delle acquisizioni. Le nuove Banca Marche, Etruria, Carife e CariChieti sono sul mercato: a chi interessano? Si segnalano timidi sondaggi di Ubi su Ferrara, di Cariparma per Marche e di Bper per l’Etruria.
Quello che si chiude è un capitolo nero. In attesa che la giustizia faccia il proprio corso, era lecito attendersi qualcosa di più dalle autorità di Vigilanza. Se le quattro situazioni sono maturate in condizioni diverse, affiancandole ai casi di Vicenza e Veneto Banca si vede un panorama inquietante. Si va dall’ipotesi di truffa, all’ insider tradin g, fino alla stellare gestione della Cassa di Risparmio di Chieti, 70 sportelli. Qui l’ex commissario e ora amministratore delegato Salvatore Immordino ha avviato un’azione verso gli amministratori che si sono succeduti dal 2010 e contro Domenico Di Fabrizio, 65 anni, dipendente della banca con l’incarico di autista, di fatto «amministratore della banca sulla base di notevoli riscontri documentali». Su Di Fabrizio, già autista dell’allora ministro Remo Gaspari, nel 2012 si è concentrata l’attenzione anche della Banca d’Italia che rilevò come sia il comitato di indirizzo della fondazione (80% del capitale), che il cda della banca, fossero condizionati dall’agire e dalle volontà dell’autista Di Fabrizio. Il cui figlio è stato delegato sindacale della Falcri in CariChieti, di cui oggi è dirigente nazionale e in banca rappresentava gli interessi di oltre il 70 per cento dei dipendenti.
Il tutto si condisce con macroscopici conflitti di interesse, prestiti chirografari per milioni di euro a parenti di componenti il consiglio della fondazione, rapporti economici tra la moglie dell’allora presidente della banca e indagati per usura, per comporre un quadro di degrado sul quale è chiaro che tutti, a iniziare dagli organi interni, avrebbero dovuto vigilare di più e meglio.
Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Con una valutazione pari a tre volte i ricavi, ossia di 1,5 miliardi di euro, Cedacri sta per essere...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Ecco uno squarcio sui ritardi del piano italiano per accedere ai 209 miliardi del Next Generation Eu...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Alla fine il governo ha deciso di sposare la linea del Comitato tecnico scientifico: scuole di ogni ...

Oggi sulla stampa