Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Il Pil torna positivo: +0,3% nei primi tre mesi

L’Istat certifica: l’attività produttiva è tornata a crescere in Italia e nel primo trimestre del 2015 ha messo a segno un incremento dello 0,3 per cento. Si tratta di una cifra che supera lievemente le attese di consenso (si pensava a un +0,2% trimestrale), anche quelle relative alla dinamica tendenziale del prodotto. Il Pil ha smesso di decrescere su base annua e nei dodici mesi la variazione è pari a zero mentre le aspettative degli esperti erano per un meno 0,2 per cento. La notizia è da salutare come un passaggio importante, perché si tratta del primo dato positivo dopo cinque trimestri e perché l’aumento registrato dal prodotto nel primo scorcio del 2015 (non particolarmente brillante, in linea con la crescita tedesca e molto al di sotto delle performance francese e spagnola) rappresenta tuttavia per il nostro paese un massimo da ben quattro anni.
Cauta la valutazione del presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi: «È un dato positivo, non è entusiasmante, comunque c’è un’inversione di tendenza» ha dichiarato, lasciando la riunione di Assonime. Alla domanda se l’Italia si possa ritenere definitivamente fuori dalla recessione, il leader degli industriali ha risposto: «Questo mi sembra allargarsi un po’» ma ha convenuto che il dato «fa ben sperare».
Comincia dunque a ricomporsi la prolungata divergenza fra i sintomi di schiarita congiunturale, puntualmente segnalati anche per l’Italia dalle indagini qualitative, e i dati statistici oggettivi, a lungo deludenti. Per conoscere in dettaglio quali siano stati i driver di questo recupero occorrerà attendere la seconda pubblicazione Istat alla fine di maggio. Ieri, nella sua stima-flash l’istituto ha tuttavia segnalato che la ripresa deriva da una crescita del valore aggiunto nell’agricoltura e nell’industria (comprese le costruzioni), mentre si è verificata una sostanziale stazionarietà nel settore dei servizi. Il traino per l’economia, insomma, sembra essere in questo momento la manifattura, che comincia a rispondere positivamente agli effetti positivi del mini-euro, del basso prezzo dell’energia e della politica monetaria ultra accomodante decisa a Francoforte dalla Bce di Mario Draghi. «Il rialzo del Pil – spiega Sergio De Nardis, chief economist di Nomisma – si è realizzato nonostante un contributo negativo delle esportazioni nette e grazie al positivo andamento della domanda interna. Quando si avranno i dati completi – aggiunge – occorrerà verificare quanto il rimbalzo delle scorte, scese costantemente nei trimestri precedenti, abbia sostenuto il Pil in gennaio- marzo». Se questo rimbalzo fosse forte, è il sottinteso, la spinta al recupero nel secondo trimestre potrebbe anche affievolirsi.
C’è però chi, come Fabio Fois, economista di Barclays research, ritiene che, scorte o non scorte, la ripresa terrà il ritmo anche nel resto dell’anno, perché sarà guidata da una combinazione di domanda interna ed estera e perché a prevalere, sul lato domestico, sarà il recupero dei consumi più che quello degli investimenti. Le famiglie, sostiene l’analista, beneficeranno di un un reddito disponibile reale accresciuto, della stabilizzazione del mercato del lavoro e dell’intonazione non restrittiva della politica di bilancio. Una linea di ragionamento, quest’ultima, pienamente rivendicata dal ministro dell’Economia: «Il dato sul Pil diffuso dall’Istat è superiore alle nostre aspettative e rende ancora più a portata di mano il raggiungimento dell’obiettivo di crescita dello 0,7% nel 2015, indicato del Def. È presto per cantare vittoria, ma questo è il segnale della svolta impressa all’economia dalle politiche del Governo» ha commentato ieri Pier Carlo Padoan. Che ha aggiunto: «Con il mix di riduzione delle tasse, sostegno ai consumi, stimolo agli investimenti e riforme strutturali abbiamo creato le condizioni per cogliere la finestra di opportunità determinata dal Qe e dal calo del prezzo del petrolio. Non dimentichiamo – ha concluso Padoan – che le decisioni della Bce e quelle sulla flessibilità della Commissione europea sono state rese possibili dall’atteggiamento responsabile dei singoli stati nella gestione dei bilanci e in una programmazione finanziaria in equilibrio tra risanamento e sostegno a crescita e occupazione».

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Sarà un’altra estate con la gatta Mps da pelare. Secondo più interlocutori, l’Unicredit di And...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«La sentenza dice che non è possibile fare discriminazioni e che chi gestisce un sistema operativo...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Un nuovo “contratto di rioccupazione” con sgravi contributivi totali di sei mesi per i datori di...

Oggi sulla stampa