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Il Pil torna a salire

ROMA Dopo tre anni di recessione, nel 2015 il Prodotto interno lordo, pari a 1.636 miliardi di euro, è cresciuto dello 0,8% rispetto al 2014, ha certificato ieri l’Istat. Un risultato appena sotto l’obiettivo del governo (0,9%), che ha invece centrato quello del deficit: il 2,6% dello stesso Pil, contro il 3% del 2014. Migliora anche la situazione del mercato del lavoro. A gennaio 2016, dice ancora l’Istituto di statistica, gli occupati sono aumentati di 70 mila rispetto al mese prima e di 299 mila rispetto a un anno prima: risultato della differenza tra l’aumento di 448 mila lavoratori dipendenti e la diminuzione di 149 mila autonomi. Tra i dipendenti, quelli a tempo indeterminato sono saliti di 426 mila: ulteriore conferma della spinta prodotta dalla decontribuzione su questo tipo di assunzioni.
Gli occupati sono in totale 22 milioni 632 mila. Il tasso di occupazione nella fascia d’età 15-64%, sia pure in leggero aumento (56,8% della popolazione di riferimento), resta una decina di punti sotto i principali concorrenti europei. Anche la crescita dell’economia, ricorda l’Istat, è molto inferiore, per esempio rispetto a quella registrata nel 2015 negli Stati Uniti (2,4%), nel Regno Unito (2,2%), in Germania (1,7%) e in Francia (1,2%). In Italia l’aumento del Pil è stato trainato dall’aumento dei consumi, che ha più che compensato il calo della domanda estera. A livello settoriale l’agricoltura è quella che è cresciuta di più (3,8%), come sottolinea il ministro Maurizio Martina, mentre continua la crisi delle costruzioni
(-0,7%). Il prelievo fiscale, con quasi 709 miliardi, è stato pari al 43,3% del Pil, contro il 43,6% del 2014. Il debito pubblico, salito a quasi 2.170 miliardi, ha raggiunto il 132,6% del Pil, un pochino meglio dell’obiettivo del governo (132,8%). Il che potrebbe aiutare lo stesso esecutivo, che ha assoluto bisogno quest’anno di invertire la tendenza all’aumento del debito e punta al 131,4%.
Il presidente del Consiglio Matteo Renzi è soddisfatto: «Meglio delle previsioni. E il deficit è sceso per la priva volta da anni sotto il 3% (in realtà, gli stessi dati Istat mostrano che è stato al 2,9% nel 2012 e nel 2013, ndr ). Con questo governo le tasse vanno giù, gli occupati vanno su, le chiacchiere dei gufi invece stanno a zero». Nel 2017 le tasse scenderanno ancora, conferma Renzi al Tg1, «ma è prematuro dire quali». Le parole del premier non convincono però l’ex segretario del suo stesso partito, il Pd, Pier Luigi Bersani: «La crisi è arriva al pavimento, non abbiamo più il problema di immaginare ulteriori discese. La ripresa però è problematica. Non è il caso di essere gufi ma di dare messaggi coerenti con la percezione della gente». Di certo, nonostante il miglioramento nel 2015, il 2016, anche a causa del peggioramento della congiuntura internazionale, si presenta complicato rispetto agli obiettivi che il governo si è dato (Pil + 1,6% e deficit all’1,1%) che dovranno essere rivisti in peggio dall’esecutivo. Ieri il Tesoro ha informato che il fabbisogno di febbraio è stato di 9,9 miliardi, 2,8 in più di febbraio 2015, colpa del mancato introito del canone Rai, che sarà versato da luglio, dice il ministero.
Contento degli occupati in più il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, che ha confermato che a breve verrà decisa una stretta sui voucher, i buoni per pagare i lavori occasionali, per «eliminare comportamenti illegali o scorretti».

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