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Il Pil spagnolo cala ancora Madrid entra in recessione

L’attività economica spagnola si è contratta anche nel primo trimestre dell’anno. Il prodotto interno lordo spagnolo da gennaio a marzo è sceso infatti dello 0,4% accentuando la flessione fatta registrare già negli ultimi tre mesi del 2011 quando il Pil era calato dello 0,3 per cento. I dati diffusi ieri dalla Banca centrale di Madrid certificano il continuo peggioramento della crisi economica che ha riportato il Paese in recessione. E che con tutta probabilità è destinata ad aggravarsi almeno fino alla fine del secondo trimestre: su base annua dopo un -0,3% di fine 2012, nel primo trimestre la variazione negativa è stata dello 0,5%, un dato che pur, in linea con le stime del ministro dell’Economia Luis de Guindos potrebbe portare per l’intero 2012 a un calo del Pil anche superiore al 2 per cento, come sostengono numerosi analisti.
Per la Spagna è la seconda recessione in soli tre anni: nel 2009 in seguito al collasso finanziario internazionale l’attività produttiva era scesa del 3,7% colpendo in modo profondo il Paese iberico nel quale alle difficoltà condivise da tutto il mondo ed esplose con il crack di Lehman Brothers si sono sommati il crollo del settore immobiliare nazionale dopo anni di bolla speculativa, le pressioni sul debito sovrano dell’Eurozona, le difficoltà delle banche, le incertezze sul risanamento del bilancio pubblico e lo scontro (tutt’ora in atto) tra amministrazione centrale e autonomie regionali, soprattutto nel passaggio dalla stagione socialista di José Luis Zapatero al nuovo Governo conservatore guidato da Mariano Rajoy.
Il bollettino della Banca centrale spiega che la contrazione del prodotto interno lordo è dovuta in larga parte al calo della domanda interna: in un Paese che conta più di cinque milioni di senza lavoro su una popolazione totale di 47 milioni con un tasso di disoccupazione del 24% che non trova confronti in Europa, i consumi privati, che da soli valgono più della metà della domanda spagnola, sono arretrati dello 0,4% su base trimestrale. Un calo che non è stato compensato dalla crescita leggera della produzione per le esportazioni a causa del rallentamento fatto segnare da tutto il continente. Preoccupante la caduta degli del 3,5% degli investimenti in beni strumentali.
Il governatore Miguel Angel Fernandez Ordonez sottolinea inoltre «una notevole contrazione negli investimenti legati alle opere pubbliche» e avverte che i drastici tagli alla spesa dello Stato e delle Regioni decisi dal Governo di Rajoy – nel complesso la manovra per il 2012 si avvicina ai 50 miliardi di euro tra nuove tasse e riduzioni di uscite – «faranno sentire in modo più marcato i loro effetti solo nei prossimi mesi».
Come in parte previsto e prevedibile, il risanamento dei conti pubblici sta quindi aggravando la recessione. E la mancanza di crescita porterà la Spagna ad allontanarsi dagli stessi obiettivi di bilancio come è avvenuto già lo scorso anno. La Spagna – come ha confermato ieri Eurostat – ha infatti chiuso il 2011 con un rapporto deficit-Pil pari all’8,5% mancando il target del 6% concordato con i partner europei e ci sono notevoli perplessità anche sui nuovi impegni assunti da Madrid che dovrebbe portare il disavanzo al 5,3% del Pil entro la fine dell’anno.
Per gli esperti del Funcas – influente think tank delle Fondazioni delle casse di risparmio spagnole – «il Governo non riuscirà a rispettare gli obiettivi di deficit per il 2012 e sarà obbligato a introdurre nuove misure di austerity, alzando anche l’aliquota Iva». La linea politica che si è affermata in Europa e le crescenti difficoltà di trovare risorse sul mercato spingeranno «Rajoy – secondo l’analisi del Funcas – ad adottare ulteriori interventi di aggiustamento che non faranno altro che alimentare una spirale discendente di deterioramento dell’economia, caduta delle entrate fiscali, impossibilità di risanare il bilancio».
In deficit anche di credibilità, nei confronti dell’Europa e degli investitori, la Spagna si presenterà oggi sul mercato con un’asta di titoli del debito che presenta qualche rischio nonostante gli importi limitati. Verranno infatti collocati bond a 3 e 6 mesi per un ammontare compreso tra 1 e 2 miliardi, cifre ben inferiori rispetto agli ultimi appuntamenti che tuttavia – nella crescente turbolenza di questi giorni, con i rendimenti tornati a salire sul mercato secondario – fanno temere un nuovo flop.

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