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Il piccolo risparmiatore evita il superbollo

I piccoli risparmiatori possono tirare un sospiro di sollievo e forse anche rallegrarsi per lo scampato pericolo: per loro la stangata nella manovra finanziaria non ci sarà. O quantomeno non arriverà dal superbollo sul deposito titoli, che scatterà a partire dalla soglia dei 50mila e aumenterà progressivamente fino a raggiungere dal 2013 i 1.100 euro annui per i «Paperoni» con più di 500mila euro di giacenza sul dossier titoli.

Chi ha un quantitativo di titoli limitato, magari i cari vecchi BoT il cui rendimento ha registrato un'impennata (3,67% lordo e 2,888% al netto di trattenuta fiscale e commissioni di vendita), continuerà regolarmente a versare l'equivalente di 34,20 euro annui suddivisi su base mensile, trimestrale o semestrale. E continuerà comunque a restituire idealmente nelle casse del Tesoro una buona fetta di quanto appena ricevuto sotto forma di interessi dai titoli di Stato detenuti in portafoglio (o del rendimento di obbligazioni finanziarie, corporate bond, dividendi e azioni).

Nella situazione limite di un risparmiatore che abbia in tasca soltanto mille euro in BoT annuali (al di sotto di questa soglia l'imposta di bollo non è dovuta), il rendimento annuo (29 euro) non è per esempio sufficiente a coprire i 34,2 euro dovuti a titolo di imposta: in questo caso il prelievo assorbe quindi il 100% del guadagno del cliente. La quota che torna allo Stato tende naturalmente a scendere col crescere dei titoli detenuti: 59% per 2mila euro, 23,7% su 5mila euro, 11,8% su 10mila euro e 5,9% su 20mila euro.

La progressività ritrovata

Le cose cambiano a partire da 50mila euro: per chi ha fino a 150mila euro sul deposito titoli la tassa passa immediatamente da 34,2 euro a 70 euro (fino al prossimo anno) e a 230 euro (dal 2013). Dai 150mila euro a 500 mila euro si verseranno 240 euro (entro il 2012) e 780 euro successivamente, mentre oltre quest'ultima soglia il pagamento dell'imposta sarà pari rispettivamente a 680 e 1.100 euro. Il Governo ha insomma introdotto un criterio di progressività per il bollo, rispondendo alle richieste che negli ultimi giorni sono arrivate da più parti.

E la più equa distribuzione del prelievo la si vede anche dall'impatto che la rimodulazione ha esercitato sui portafogli superiori ai 50mila euro. Se per semplicità si supponesse fossero costituiti soltanto da BoT annuali, chi sta poco sopra questa soglia dovrà «sacrificare» in seguito all'intervento della finanziaria il 4,8% dei guadagni fino al 2012 e addirittura il 15,9% a partire dall'anno successivo. Si potrà opinare se 50mila euro sia o meno un livello equo per individuare una famiglia così «ricca» da far scattare il rincaro, ma il miglioramento rispetto alla stesura originale (che prevedeva 120 euro indipendentemente dalla giacenza) è innegabile.

Portafogli in manovra

La parziale esenzione sul superbollo scongiura per il momento la rincorsa a cambiare il portafoglio (o le amare sorprese per i cassettisti che non se ne fossero accorti in tempo) almeno per i depositi con quantitativo limitato di titoli. Gli altri qualche riflessione probabilmente la faranno e forse non solo per trasferire la ricchezza verso strumenti di investimento che non entrano nel conto titoli (fondi comuni, buoni postali, pronti contro termine e certificati di deposito, polizze, anche se occorre fare attenzione alle prassi adottate dalle singole banche, che non si muovono in modo omogeneo sul tema).

C'è da giurare infatti che molti saranno pronti a fare i calcoli per tentare almeno di alleviare il prelievo insinuandosi nelle maglie larghe della legge: suddividendo le attività in dossier titoli diversi, un investitore con 200mila o 500mila euro può arrivare a dimezzare i costi di bollo annui a regime, anche considerando le maggiori spese che si sostengono per la gestione di molteplici depositi.

Occorre poi considerare la minirivoluzione che scaturità dal riordino delle aliquote sulle rendite finanziarie. La delega per la riforma fiscale stabilisce l'armonizzazione del prelievo al 20%, avvantaggiando quindi conti correnti e deposito (inclusi quelli ad alto rendimento) finora tassati al 27% e penalizzerà obbligazioni bancarie e corporate, pronti contro termine, buoni postali, cedole e plusvalenze su azioni, sui quali il prelievo è del 12,5%.

La «ragione di Stato» lascerà indenni dalla riforma i titoli del Tesoro (che resteranno al 12,5%), mentre per i fondi comuni occorre fare una distinzione: sulla carta la situazione peggiora (si passa dal 12,5% al 20%), ma la delega prevede la possibilità di introdurre uno sconto sull'aliquota per chi adotterà piani di investimento pluriennali. In ogni caso la riforma difficilmente andrà in porto entro fine anno: per i risparmiatori ci sarà quindi modo e tempo per studiare la situazione.

 

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