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Il piano Unipol-Sai attende il parere dell’Ivass

La situazione di crisi in cui Fondiaria Sai si è venuta a trovare a cavallo del 2011, quando dopo l’arrivo al vertice di Piergiorgio Peluso e di manager da lui scelti è emersa la reale situazione di stress finanziario della compagnia, ha imposto una ristrutturazione profonda della società.
Di cui si è fatto carico il gruppo Unipol, seppure dopo molte traversie, compresa una serrata battaglia con Matteo Arpe e la Palladio di Drago e Meneguzzo che, proponendo un aumento di capitale da 800 milioni, si erano candidati a rilanciare la compagnia. L’acquisto del controllo da parte di Bologna non è dunque stata un’operazione facile. Tanto piu che inizialmente la percezione diffusa era che da quell’aggregazione potesse nascere un gigante dai piedi d’argilla. Per giunta, il fatto che Mediobanca si fosse seduta in regia, aveva derubricato il riassetto come la classica operazione voluta dal sistema, tanto più dopo che il tentativo di Salvatore Ligresti, grazie all’appoggio di Vincent Bolloré, di trovare un’accordo con Groupama, era fallito.
Ora, a un anno dall’ascesa di Unipol nel capitale di FonSai, grazie all’ingresso in Premafin, è ancora complicato tirare le fila dell’operazione Unipol-Sai, i dossier aperti sul tavolo sono ancora molti. Tuttavia, almeno sul fronte del business, l’inversione di rotta sembra esserci stata. D’altra parte come dice Emanuele Erbetta, ex amministratore delegato di FonSai, in un’intercettazione trascritta dalla procura di Torino e risalente allo scorso aprile, Fondiaria Sai è un gruppo «fantastico» e se «togli i Ligresti, le spese diminuiscono vertiginosamente, tutte le cose tornano a posto, come doveva essere in effetti».
Al momento i tasselli non sono ancora tutti al posto giusto ma quando verranno sciolti gli ultimi nodi, fare un bilancio sarà certamente più semplice. Il primo ostacolo da superare, è il prossimo responso dell’Ivass. Entro le prossime settimane l’Autorità dovrà esprimere il proprio giudizio sul progetto di aggregazione. Se sarà positivo, entro l’anno potrebbe realizzarsi la completa integrazione degli asset. Diversamente, Ugf resterà l’azionista di controllo di due compagnie, da un lato Unipol e dall’altro FonSai. Le sinergie saranno perseguite comunque ma evidentemente con meno efficacia.
Sempre tra fine mese e inizio agosto sul tavolo di Unipol dovrebbero poi arrivare le offerte vincolanti per il portafoglio danni che l’Antitrust ha imposto di cedere. Si tratta di 1,7 miliardi di premi. Al momento delle manifestazioni di interesse l’entusiasmo raccolto nei mesi precedenti è quasi completamente scemato. Difficile dunque immaginare un cambio di tendenza con le proposte vincolanti. Staremo a vedere. Nel mentre, Unipol dovrà mettere in agenda anche la valorizzazione della quota detenuta in Mediobanca. A settembre la compagnia si svincolerà dal patto di sindacato e quindi darà avvio alla procedura per completare la cessione entro la fine dell’anno. Restano le altre partecipazioni finanziarie, principalmente Rcs, Pirelli e Gemina. Il tema caldo è sicuramente il gruppo editoriale. FonSai ha appena contribuito all’aumento di capitale della società. Si è trattato di una mossa difensiva per evitare che l’investimento si volatilizzasse. Ora, però, stante anche le dichiarazioni pubbliche fatte dai vertici della compagnia, è assai probabile immaginare che il gruppo vorrà avere le mani libere nella gestione della partecipazione. A fronte dell’impegno di tutti i soci a perseguire il bene della società, FonSai potrebbe dunque essere pronta a dire addio al patto di sindacato e a evitare di venir coinvolta in qualsiasi altro strumento che vincoli la valorizzazione del pacchetto.
Lo stesso vale per Gemina. Una quota che presto si trasformerà in una partecipazione in Atlantia e che, con ogni probabilità, verrà gestita in maniera attiva.

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