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Il piano Rcs non piace alla Borsa Della Valle contesta l’operazione

Il piano di Pietro Scott Jovane per rilanciare Rcs Mediagroup non è stato accolto bene dal mercato. Il titolo in Borsa, a seguito della presentazione agli analisti, è arrivato a perdere il 7% e poi ha chiuso con una discesa limitata al 3,36% fino a 0,83 euro. Ad appesantire la situazione anche i conti finali del 2012, approvati dal cda di domenica scorsa, chiusi con un rosso record di 509 milioni. Per cercare di recuperare la situazione Scott Jovane ha puntato gran parte delle sue carte sullo sviluppo del business digitale. «Pensiamo che il digitale, che viene di solito considerato come una minaccia per il nostro mercato, sia una delle migliori opportunità che Rcs ha per poter raggiungere nuovi mercati pubblicitari e diventare più profittevole», ha detto l’ad. Secondo il piano triennale, il contributo dei ricavi digitali raddoppierà e nel 2015 raggiungerà il 21% del totale mentre oggi costituisce il 9%, pari a 142 milioni.
Sul fronte finanziario, però, la situazione richiede ulteriori passi non così facili da allineare. Il direttore finanziario Riccardo Taranto ha detto che vi sono buone
probabilità che l’azienda possa raggiungere il target di 250 milioni di incassi da dismissioni entro fine 2014. In rampa di lancio c’è la partecipazione in Dada, con la data room aperta e tre o quattro gruppi interessati, e l’immobilie di Via San Marco per il quale Rcs sta esaminando i potenziali investitori interessati. E poi la vendita dei dieci periodici per i quali il cda ha deciso di andare avanti nonostante le due offerte pervenute non siano considerate soddisfacenti.
Le note dolenti arrivano inoltre dal fronte dei soci, chiamati a sottoscrivere un aumento di capitale da 600 milioni, di cui 400 già a giugno. Al cda è arrivata una lettera di Diego Della Valle, azionista con l’8,7%, incentrata sugli articoli del codice che trattano la responsabilità degli ammini-stratori. Della Valle nella missiva denuncia il molteplice ruolo nella partita giocato da alcune banche, contemporaneamente creditrici, azioniste e rappresentate nel cda della casa editrice. Poiché una buona parte degli introiti dell’aumento di capitale dovranno essere destinati al rimborso dei debiti con le stesse banche, l’operazione appare molto penalizzante per gli azionisti che versano soldi che andranno solo in parte a finanziare lo sviluppo dell’azienda. Insomma, secondo Della Valle il piano di rilancio è debole e sulla base del piano si fa un aumento che va a vantaggio delle banche creditrici e non dell’azienda e dei soci. Di qui la missiva a cui il fondatore della Tod’s attende una risposta per rincarare la dose. A ciò si aggiunga che le condizioni per l’aumento sono già annunciate molto diluitive per i gli attuali azionisti e che comunque l’operazione dovrà essere approvata dall’assemblea con la maggioranza dei due terzi dei presenti. Oltre a Della Valle l’aumento non piace a Giuseppe Rotelli, titolare di un 16,7%, ai Benetton, che possiedono un altro 5%, alla famiglia Merloni, che controlla un 2% e ai Pesenti che con il 7% non si sono ancora espressi in merito ma con la loro quota sarebbero in grado di determinare il successo o meno di tutta l’operazione.

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