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Il piano per il San Raffaele bocciato dalla Procura

di Mario Gerevini e Simona Ravizza

MILANO — Doccia gelata sul piano di salvataggio dell'ospedale San Raffaele targato Ior-Malacalza. Il fatidico giorno 15 settembre, indicato dalla Procura di Milano come termine per presentare un progetto serio e credibile, si è chiuso con messaggi tutt'altro che tranquillizzanti provenienti da Palazzo di giustizia. La Procura non è soddisfatta del documento, apparso zoppo e in bozza, presentato in tandem dalla banca della Santa Sede e dall'imprenditore genovese vicino a Tarcisio Bertone, Segretario di Stato Vaticano. Una brutta copia che sembra fatta per prendere tempo.
Ma tempo non ce n'è più, e ogni giorno che passa c'è un fornitore non pagato da anni che rischia a sua volta il crac. Di fatto la Procura, dopo l'apertura di credito, ha ora azzerato tutto e sta valutando di chiedere il fallimento della Fondazione Monte Tabor, la holding che governa il gruppo fondato da don Luigi Verzé. Un gigante da 5 mila dipendenti, più di 1.000 posti letto, 1,5 miliardi di debiti e un buco patrimoniale di oltre 200 milioni. I pm milanesi Luigi Orsi e Laura Pedio hanno in carico l'inchiesta sul San Raffaele scaturita dal suicidio di Mario Cal, ex braccio destro di don Verzé. Ieri hanno incontrato i consulenti della Fondazione davanti al presidente del Tribunale fallimentare, Filippo Lamanna, e hanno manifestato l'intenzione di chiedere che venga accertata l'insolvenza della Fondazione. Comunque a decidere sarebbe eventualmente Lamanna.
Non è piaciuto, a quanto pare, il timing dell'operazione descritto dai consulenti della Fondazione, il legale Franco Gianni e il «finanziario» Orlando Barucci (studio Vitale & Associati). I due hanno ammesso che gli attestatori incaricati dal consiglio della Fondazione non riusciranno a concludere il lavoro prima di un mese e mezzo. In pratica l'accordo verrebbe depositato tra fine ottobre e i primi di novembre, invece di fine settembre.
Tre considerazioni. La prima: gli attestatori sono fondamentali perché devono certificare la concretezza, la credibilità e l'adeguatezza del progetto a risanare effettivamente l'ospedale San Raffale; ovvio quindi che i pm chiedano il loro «sigillo», tanto più vista la qualità degli asseveratori, Angelo Provasoli (ex rettore della Bocconi) e Mario Cattaneo (professore emerito di finanza aziendale alla Cattolica di Milano). La seconda considerazione: sei settimane invece che due potrebbero voler dire il fallimento di quei fornitori già con l'acqua alla gola. La terza: il problema, comunque, sembra più di metodo che di merito, il che lascia qualche spiraglio in più se lo Ior e Malacalza riuscissero ad accelerare i tempi.
In ogni caso la difficoltà della situazione ha spinto ieri Giuseppe Profiti, vicepresidente della Fondazione con pieni poteri, a scrivere ai dipendenti. «Nessun fallimento è stato richiesto — sottolinea Profiti —. L'incontro in Procura, come previsto, non era decisivo per le sorti dell'Istituzione ma si trattava di una riunione interlocutoria, dedicata ad un primo esame del piano di concordato preventivo». Il problema, forse, è tutto qui: quella che per la Procura era una scadenza senza ritorno, per il rappresentante della Santa Sede era semplicemente una riunione interlocutoria. L'ennesima.

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