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Il piano Marchionne impegno a investire oltre trenta miliardi

È il giorno della verità per Sergio Marchionne. Di fronte a centinaia di analisti dovrà convincere gli investitori americani a scommettere sull’azienda più globale del mondo dell’auto. Per questo l’investor day si svolge a Detroit e non in Europa, perché è a Wall Street che Fca si giocherà le sue carte con la quotazione prevista per fine anno. Così per conoscere i nuovi modelli che si costruiranno a Mirafiori, Cassino e Pomigliano è necessario raggiungere l’anfiteatro in mezzo al parco dei cervi che circonda la sede Chrysler di Auburn Hills, Usa: è qui che batte il business.
I calcoli riservati delle ore che precedono la convention dicono che Marchionne dovrebbe annunciare un piano che supera i 30 miliardi di euro da investire da oggi al 2018. Di questi, circa un terzo verrebbe speso in Europa per finanziare soprattutto la ripresa dell’Alfa Romeo e un terzo andrebbe nelle Americhe dove è necessario far fronte alla concorrenza non solo nel Nord ma anche nel Sud (nei prossimi mesi sarà inaugurato il nuovo stabilimento brasiliano di Pernambuco). L’ultimo terzo degli investimenti andrà in Asia, in particolare in Cina per il lancio della Jeep.
Il classico marchio Usa e la nuova Alfa Romeo sono i due punti di forza del piano. Nelle previsioni degli analisti (Automotive news) il Lingotto prevede di raddoppiare le vendite di Jeep arrivando a 1,5 milioni di venduto puntando sulla Renegade, il piccolo Suv prodotto a Melfi e in un prossimo futuro, insieme a Gac, anche in Cina. Per quanto riguarda l’Alfa Romeo si prevedono ben sei nuovi modelli prodotti in Italia (due a Mirafiori, due o tre a Cassino e uno a Modena) realizzati partendo da una nuova piattaforma che i tecnici hanno chiamato «Giorgio». Gli annunci che riguardano l’Italia dovrebbero concludersi con il nuovo modello della gamma Panda, da affiancare all’attuale, per Pomigliano. Il resto degli stabilimenti italiani conosce da tempo le sue mission: Melfi con Renegade e la nuova 500X, Grugliasco e Modena con i modelli Maserati. A questi va aggiunto il nuovo suv del tridente già annunciato alla fine del 2013.
Ma Marchionne avrà i soldi per far fronte a questo imponente piano senza ricorrere ad aumenti di capitale? Finora l’ad del Lingotto ha sempre risposto che un aumento non è necessario o comunque non indispensabile. Evidentemente l’ad spera nell’arrivo di denaro fresco legato allo sbarco in Borsa a Wall Street. Oggi certamente gli analisti presenti alla convention di Detroit si aspettano una risposta chiara. In un report di Bernstein citato nei giorni scorsi da Bloomberg si sottolinea che, oltre a quelli per Jeep e Alfa Romeo, altri investimenti sono necessari a medio termine. Come quelli per il rinnovo della gamma Chrysler a partire dal modello-immagine, il Grand Cherokee e, in Brasile, per un modello che possa far fronte alla concorrenza del gruppo Renault con il marchio rumeno Dacia. Il report si conclude con l’ipotesi che Marchionne si decida a quotare Ferrari o addirittura, in futuro, a vendere Alfa. Questa seconda prospettiva appare meno attuale oggi di ieri perché pochi investirebbero miliardi in un bene che si apprestano a vendere domani. Molto si attendono dal piano i lavoratori italiani. Nell’anfiteatro di Auburn Hills è presente anche una delegazione dei sindacati firmatari degli accordi con il Lingotto. Non sarà facile per Marchionne far dimenticare l’esito del precedente piano Fabbrica Italia. C’è da augurarsi che il piano Fabbrica Mondo abbia miglior fortuna.
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