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«Il piano Juncker è un primo passo Ma fuori gli investimenti dal Patto»

Il Piano per gli investimenti preparato dal presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, è un primo passo, è una buona notizia che le quote nazionali dei contributi verranno considerate «neutrali» ai fini del deficit, ma non basta. Il passaggio successivo è quanto l’Italia chiede ormai da anni e non ha mai ottenuto, «lo scorporo dei grandi investimenti in opere pubbliche, anche con verifica Ue; fino a quando non saranno svincolati dal Patto di Stabilità non sarà vittoria piena». 
Matteo Renzi parla prima alla Camera, poi al Senato, riferisce sul prossimo Consiglio europeo, apprezza i primi passi della Commissione, ma ammette che ancora siamo lontani dagli obiettivi che il suo governo, come quelli precedenti, persegue a Bruxelles: in tema di flessibilità, di scorporo degli investimenti dal calcolo del deficit, c’è anche un problema con il Pse. Renzi è forse il premier socialista più influente. Il gruppo parlamentare italiano, fra i socialisti, è il più nutrito fra Bruxelles e Strasburgo. Eppure «c’è nel Pse una timidezza incomprensibile, che io continuerò a combattere perché gli investimenti per ridurre la bolletta energetica, quelli per la banda larga, per l’edilizia scolastica o per le periferie possano essere esclusi dal Patto di Stabilità».
Mentre Juncker presenta al Parlamento il suo programma per il 2015, definisce «frustrante» il metodo di lavoro dei parlamentari europei, annuncia che ritirerà un’ottantina di proposte e atti legislativi per dedicarsi meglio a crescita e creazione di posti di lavoro, Renzi in Italia giudica proprio i primi passi del nuovo presidente della Commissione: il suo Piano per gli investimenti «è il primo segno che finalmente torniamo a parlare di crescita e non solo austerità, alcuni lo ritengono un passo decisivo, altri un topolino partorito dalla montagna» ma bisogna «prendere atto che in sei mesi l’Ue ha iniziato a cambiare approccio, cercando di investire di più in politica, in politica economica. Ci siamo ricordati che Patto di Stabilità è anche di crescita». E se per Palazzo Chigi lo stesso piano potrebbe essere «una bandierina o una coccarda», la cosa più importante è che si tratta del primo «tentativo di rispondere a un’Europa che ha smesso di crescere».
Domani Renzi sarà a Bruxelles per l’ultimo Consiglio dell’anno, che sarà anche il primo dei nuovi vertici istituzionali. Lo spirito giusto sarà «vivere la fase che si è aperta come occasione unica: o cambiamo la direzione dell’Europa o abbiamo perduto l’Europa, che oggi si trova ad un bivio», ha aggiunto Renzi.
La strada che dovrebbe imboccare la Ue è quella di «una politica di investimenti nuova, smettendola di essere più attenti a chi ha lo zero virgola, a chi ha fatto i compiti a casa o più attenti all’ austerity ,che alla salute dei propri figli. La politica deve fare il suo mestiere e non lasciare l’Europa ai tecnocrati».
Alle parole del premier sullo scorporo degli investimenti ha risposto nel pomeriggio, da Bruxelles, il numero «due» della Commissione, Frans Timmermans, «le regole sono le regole e non possiamo cambiarle: se Renzi lo vuole fare deve inserirle nel dibattito del Consiglio». Renato Brunetta, Forza Italia, ha invece commentato in modo ironico: «C’è stato un discorso? Io ho sentito il vuoto cosmico, un Renzi vuoto in un’Aula vuota. Non ha detto assolutamente nulla, a partire dagli investimenti per i quali Juncker dice che non c’è denaro fresco». Ieri Renzi ha anche annunciato che farà i primi decreti delegati del Jobs Act proprio alla vigilia di Natale, in un Consiglio dei ministri appositamente convocato per discutere l’argomento: «Li facciamo il 24», ha risposto a chi chiedeva se li farà entro l’anno.

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