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Il piano: entro il 23 gennaio le prime 5 misure per crescere

di Dino Pesole

Una road map per la crescita, in stretto collegamento con il calendario europeo, che prevede il varo già per l'Eurogruppo del 23 gennaio delle prime misure a partire dalle liberalizzazioni. Per la riforma del mercato del lavoro – annuncia il presidente del Consiglio Mario Monti – occorrerà più tempo, «non si finirà certo il 23 gennaio, ma si comincerà di certo», e dunque l'appuntamento si sposta al successivo summit europeo dei ministri finanziari di metà febbraio. Il governo punta a «superare il dualismo del mercato del lavoro italiano», una «regolamentazione sui vari contratti di lavoro con forti incertezze interpretative», e ad operare perché le tutele per i lavoratori «ne favoriscano la riallocazione in un contesto mondiale comunque caratterizzato da una continua evoluzione della produzione, incentivandone il reimpiego».
Tra i primi dossier in rampa di lancio del pacchetto «cresci-Italia», come Monti suggerisce di definirlo, anche le infrastrutture, la ricerca e capitale umano e gli interventi per la coesione territoriale quindi a sostegno del Sud. Il piano troverà la sua completa realizzazione nel programma nazionale di riforma che il governo presenterà entro fine aprile (ma non si esclude un anticipo), in ossequio al nuovo timing imposto dal «semestre europeo». Documento che sarà accompagnato dall'aggiornamento del programma di stabilità.
In sostanza, entro fine aprile prenderà corpo l'intera manovra che il governo intende mettere in campo per sostenere la crescita e la competitività. Una «corsa da fermo a ostacoli e con handicap», che prevede la discussione preliminare con le forze politiche e sociali «perché non vogliamo certo che siano provvedimenti calati dall'alto». Un «asse logico europeo» che il presidente del Consiglio definisce nel corso della conferenza stampa di fine anno «molto fitto, con alcune deliveries nelle prime tre settimane di gennaio poi un andante con brio per le settimane successive».
La riforma del catasto è stata avviata e richiederà del tempo. L'obiettivo – spiega – è ammodernare i meccanismi «per conoscere la realtà e introdurre una maggiore aderenza tra fisco e realtà effettiva». La riforma consentirà di «porre fine ad abusi, anche involontari». L'azione per la crescita su liberalizzazione e mercato del lavoro è da condurre «in parallelo». Il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, si dedicherà principalmente al mercato del lavoro, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio ed ex presidente dell'Antitrust, sotto la regia dello stesso Monti, seguirà la partita delle liberalizzazioni.
Qui si tratta di agire in «modo sistematico» su tutti i settori per abbattere le barriere d'ingresso e aprire le attività economiche alla partecipazione dei giovani. In modo da liberare e generare nuove risorse e attività economiche. Non si sofferma sui settori, Monti, ma nelle bozze che sta preparando Catricalà, si ritorna sui grandi capitoli: carburanti, farmacie, negozi, taxi. Anche i servizi, sui quali comunque il premier rivendica che si è fatto più che in Germania.
Quanto alle infrastrutture, «vi sono vari provvedimenti in cantiere», così da colmare «il grosso gap che c'è in Italia, pur rispettando le questioni dell'ambiente».
Sul mercato del lavoro, una volta ribadito che l'Italia «non è la Danimarca, nel bene e nel male», Monti guarda con attenzione a come in quel paese si sia combinata «la sicurezza con la flessibilità e in questa direzione stiamo andando».
Per quel che riguarda i ritardi nei pagamenti della pa, «stiamo lavorando con il ministro Passera su questo tema, ci rendiamo conto che le imprese sono strette tra il crunch del credito e un debitore poco sensibile al loro status di creditrici, qualche volta è lo Stato o le amministrazioni regionali o locali».
All'interno del capitolo sulle liberalizzazioni e la concorrenza, vi sarà anche un «fortissimo alleggerimento di modalità e accelerazione dei tempi per le nuove imprese». Tema di grande rilevanza, che Monti invita ad analizzare con lo sguardo rivolto all'orizzonte del governo, «il cui alfa e omega si riassumano nelle questioni economico-finanziarie. Ho la fortuna di avere ministri di grandissima esperienza e competenza anche al di fuori dei campi economici».
È il caso della giustizia, che rientra a pieno titolo nell'agenda sulla crescita «perché si sa che il funzionamento o il non funzionamento della giustizia civile è uno dei fattori per cui un paese è attrattivo per gli investimenti». Tempi rapidi, forse già a gennaio, ma comunque entro aprile per il ministro Severino: il rilancio passa anche dalla certezza del diritto.

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