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Il piano di Tronchetti per sostituire i Malacalza

MILANO — Marco Tronchetti Provera sta ardentemente cercando un nuovo compagno di viaggio che si sostituisca alla famiglia Malacalza e lo sostenga al vertice di Pirelli per altri tre anni almeno. Nelle trattative che sta conducendo in parallelo in queste ore – lui dice di avere sei interlocutori, tre fondi di private equity tra cui Clessidra e Investindustrial, e tre investitori privati tra cui il miliardario belga Albert Frères – lo schema proposto è assai complesso e presenta diverse criticità. È un piano messo a punto con il suo advisor storico Gerardo Braggiotti e non è detto che i rivali di sempre, Mediobanca, presenti anche nel patto di sindacato Pirelli, possano apprezzarlo. La prima mossa dovrebbe avvenire nella parte più alta della catena di comando, la Mtp sapa, dove al nuovo socio viene chiesto di versare 30 milioni in cambio di una put a due anni al valore più alto tra l’8% e la rivalutazione del titolo Pirelli nel periodo. È un impegno in una scatola finanziaria dove c’è solo Tronchetti e la sua quota in Gpi insieme a un po’ di debiti e dunque il rischio per l’investitore è più che altro sulla credibilità dell’uomo. Lo stesso Tronchetti, a quel punto forte di un nuovo socio dalle spalle larghe, prenderebbe poi il toro per le corna e cercherebbe di sedersi al tavolo con la famiglia Malacalza per liquidarli. Non è detto che vi riesca: la famiglia genovese potrebbe puntare i piedi come ha fatto sinora e continuare la battaglia legale che ha cominciato. Se il tentativo andasse a vuoto il gioco finisce qui ed è per questo che negli accordi è prevista l’opzione put: dopo due anni il nuovo socio uscirebbe da un investimento finanziario che ha reso almeno l’8%, e amici come prima.
Se invece i Malacalza accettassero di farsi da parte al nuovo socio toccherà sborsare quei 160 milioni (almeno) che rappresentano in trasparenza il valore della loro partecipazione in Gpi e Camfin. Siamo quasi a metà dell’opera anche se il bello deve venire. Poiché qualsiasi investitore istituzionale, anche privato, non ha interesse a restare azionista di una serie di scatole cinesi il controllore è Tronchetti Provera, il carico da 90 che quest’ultimo metterà sul piatto è lo smantellamento successivo delle scatole a monte di Pirelli rendendo più chiaro e trasparente il controllo della multinazionale degli pneumatici. Nobile intento. Peccato che il diavolo si cela nei dettagli. Anzitutto occorre comprare le minoranze di Camfin, attraverso un’Opa (altri 150 milioni circa) che sarebbe a carico ancora del nuovo, ricco investitore, e poi si procederebbe alle varie scissioni. Le operazioni di smontaggio della filiera richiedono però il via libera dello stesso Tronchetti, dei suoi alleati e di Mediobanca, che attraverso una struttura piramidale hanno costruito negli anni un controllo autoreferenziale. Alla fine però, se tutto andasse per il verso giusto, il nuovo socio di Tronchetti con 350-400 milioni di spesa diventerebbe il primo singolo socio di Pirelli e tutti gli altri soci, Tronchetti incluso, avrebbero in mano azioni della società operativa. Ma sorge un interrogativo: qual è la contropartita per Tronchetti? Presto detto: si chiede al nuovo socio di approvare senza fiatare la conferma di Tronchetti al vertice manageriale della Pirelli per almeno altri tre anni e di avallare un piano di stock option che porti nelle tasche del manager circa 70 milioni di euro. Una cifra enorme che comunque non stupisce chi ricorda la mega stock option incassata nel 2000 da Tronchetti, Buora e Morchio per totali 456 milioni di dollari o i 22 milioni portati a casa da Tronchetti con l’ultimo piano triennale di incentivi.
Uno dei problemi è proprio questo. Il numero uno della Pirelli da oltre vent’anni è un azionista con pochi capitali che attraverso una struttura societaria barocca riesce a ottenere benefici per sé in misura sproporzionata al lavoro svolto. Se la suona e se la canta in barba ai conflitti di interesse grazie a Mediobanca che sempre chiuso gli occhio e un sistema bancario accondiscendente. Il gioco si è rotto con l’ingresso dei Malacalza a cui, in cambio del sostegno finanziario, sono sicuramente state fatte promesse di “passi indietro” o di semplificazione della struttura a cui poi non è stato dato seguito. Tronchetti oggi sta cercando un nuovo Malacalza a cui sta promettendo operazioni “market friendly” o ricambi gestionali che lo vedrebbero uscire di scena ma che non ha alcuna voglia di intraprendere. Ben sapendo che è impossibile mettere per iscritto in un contratto tutti i passaggi chiave di questo articolato piano. Così, il nuovo investitore, chiunque sarà, deve credergli sulla parola o mettere in conto un’altra sanguinosa battaglia legale.

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