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Il piano di ristrutturazione esclude la non operatività

L’accordo di ristrutturazione dei debiti salva dalla “non operatività” le società di comodo.
La società che conclude un accordo di ristrutturazione dei debiti omologato ai sensi dell’articolo 182-bis della Legge fallimentare non può essere, contemporaneamente, società di comodo per il Fisco, ritrovandosi (già dal periodo d’imposta precedente) in una situazione in cui opera una causa di disapplicazione automatica senza necessità di produrre apposita istanza di interpello.
È questa la conseguenza (indiretta) dell’estensione operata all’articolo 101, comma 5, Tuir in sede di conversione del decreto legge 83/2012.
Con questo intervento il legislatore ha affiancato, ai fini della deducibilità delle perdite su crediti nell’ambito del reddito d’impresa, il decreto di omologazione dell’accordo di ristrutturazione dei debiti alla sentenza dichiarativa del fallimento, al decreto di ammissione alla procedura di concordato preventivo e agli altri provvedimenti che, ai fini fiscali, “decretano” la certezza della perdita senza necessità di indagare oltre. Si è così superata una posizione restrittiva delle Entrate (risoluzione n. 13/E/2009), ma, al contempo, si è reso un altro servizio a queste società.
Le procedure
Il richiamo alle procedure indicate all’articolo 101, comma 5, Tuir, infatti, in virtù del provvedimento 11 giugno 2012 n. 87956 dell’agenzia delle Entrate, è presente sia come causa di disapplicazione automatica della non operatività “tradizionale” per mancato superamento del test di operatività (apposita integrazione del provvedimento del 14 febbraio 2008), sia per la non operatività “da perdite reiterate”, introdotta dall’articolo 2, commi 36-decies e seguenti, del decreto legge 138/2011 a partire proprio dal 2012.
La decorrenza
A decorrere, pertanto, dal 2012, e con riferimento «ai periodi d’imposta precedenti all’inizio della procedura i cui termini di presentazione della dichiarazione scadono successivamente all’inizio delle procedure medesime», se la società non supera il test di operatività per carenza di ricavi effettivi non avrà comunque conseguenze negative, scattando la causa di disapplicazione automatica ora inserita alla lettera b) del paragrafo 1 del provvedimento del 14 febbraio 2008.
Analogamente, ove – nella stessa situazione di cui sopra – il 2012 fosse il quarto periodo d’imposta preceduto da tre contraddistinti da perdite fiscali (ovvero da due, a cui si affianca un periodo con imponibile inferiore a quello minimo presunto in base all’articolo 30 della legge 724/94), per la disapplicazione delle conseguenze della non operatività non occorre l’istanza di disapplicazione con interpello alla direzione regionale delle Entrate (articolo 37-bis, comma 8, del decreto del presidente della Repubblica 600/73), ma è sufficiente invocare la lettera b) del provvedimento dell’11 giugno 2012. Va, comunque, ricordato che, nella lettura dei provvedimenti citati che l’Agenzia ha fornito con la circolare n. 23/2012, mentre le cause di disapplicazione “da mancato superamento del test” vanno in linea di principio verificate nel periodo d’imposta in cui si manifesta la condizione di non operatività, quelle “da perdita reiterata” vanno verificate nel triennio in cui si dichiarano le perdite (o il reddito insufficiente) e non nel successivo quarto periodo, in cui si diviene “di comodo”. Inoltre, mentre l’avvio delle altre procedure citate all’articolo 101, comma 5, Tuir (fallimento, concordato preventivo, eccetera) determina, nei periodi d’imposta successivi, una causa di esclusione “ex lege” dalla disciplina delle società non operative (articolo 30, comma 1, n. 6-ter, della legge 724/94), ciò non avviene per l’omologa di un accordo di ristrutturazione.
Ciò non toglie che ogni intervento che amplia i provvedimenti previsti dal comma 4-ter dell’articolo 30 della legge 724/94, determina una riduzione del numero di interpelli, una minor soggettività in capo all’amministrazione finanziaria, per cui, in ultima analisi, un minor potenziale contenzioso per le imprese.
Le esclusioni
Va osservato che, purtroppo, il comma 5 dell’articolo 101 non contempla tra le procedure citate anche il piano attestato di cui all’articolo 67, terzo comma, della Legge finanziaria, per cui non si verifica l’effetto sopra vista per l’accordo di ristrutturazione. Ciò, anche se queste due procedure sono state (proprio dal decreto legge “crescita” n. 83/2012) affiancate nel testo dell’articolo 88, comma 4, del Tuir come fonte di sterilizzazione della sopravvenienza attiva che, per la parte che eccede le perdite pregresse e di periodo, si forma in capo al creditore.

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