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Il piano di Atene per alleggerire il debito

La nuova maggioranza greca non perde tempo. Prima il nuovo governo, poi il giro per le capitali europee e adesso l’annuncio del nuovo piano “made in Atene” per affrontare il gigantesco debito. Il tutto in otto giorni. Ieri sera, in un’intervista con il «Financial Times» — il quotidiano di riferimento della finanza britannica — il neo ministro delle finanze ellenico Yanis Varoufakis ha tratteggiato la sua proposta. Il nocciolo, per i creditori, porta il nome tecnico di “swap”. Anzi, per usare le parole dello stesso Varoufakis, “un menu di swap sul debito”: la Grecia vuole proporre agli investitori uno scambio tra gli attuali titoli di credito e dei nuovi bond. 
Le obbligazioni offerte in scambio, a meno di variazioni nei termini della proposta, sarebbero di due tipi. Il primo — il più importante, perché sul piatto di chi ha in mano la maggioranza del credito, vale a dire gli Stati europei — indicizzerebbe il nuovo debito al tasso di crescita nominale dell’economia greca. Quindi, più Atene torna a crescere, più salirebbero gli importi pagati ai creditori internazionali. Qui la proposta fa riferimento ai salvataggi concessi dall’Europa, inclusi i finanziamenti italiani.
La seconda tranche dello «swap» riguarderebbe il capitolo dei titoli nel portafoglio della Banca centrale europea: oggi valgono 26 miliardi circa dei 322 miliardi del totale dell’esposizione ellenica. In questo caso Varoufakis ha parlato, a sostituzione del vecchio debito, di «obbligazioni perpetue».
La proposta dovrebbe essere presentata all’Europa, secondo i piani di Atene, entro la fine del mese. Il piano, inoltre, non sarebbe stato ancora discusso con funzionari dell’Unione europea e della Bce. E non riguarderebbe importi precisi e definiti, ma sarebbe ancora alla fase dei «lavori in corso», secondo quanto riportato dall’agenzia «Reuters».
Varoufakis, dopo il capitolo delle caratteristiche tecniche, ha usato anche un po’ di “marketing”. Secondo il ministro, l’operazione consisterebbe in una sorta di «ingegneria del debito», fatta in modo «intelligente» («smart» la parola in inglese), senza — sostiene Varoufakis — bisogno di usare il termine «sforbiciata» o «taglio» («haircut» in inglese). Insomma, per Atene si tratta di un piano «smart» senza «haircut». Bisogna però vedere se la penseranno allo stesso modo i creditori. Per ora il cancelliere dello Scacchiere George Osborne — il ministro delle Finanze britannico — dopo l’incontro con la controparte greca ha definito lo stallo tra Atene e l’Europa «il più grande rischio per l’economia globale». «Abbiamo avuto discussioni costruttive», ha commentato Osborne, Atene dovrà agire «responsabilmente».
Di risposta, stando alle parole di Varoufakis, il governo punta su avanzi primari di bilancio (conti in attivo, prima delle spese per interessi) tra l’1 e l’,5% del Pil, su un’«agenda per le riforme» e sulla lotta all’evasione fiscale. Il ministro fa poi affidamento sulla Bce per sostenere il sistema finanziario greco nei prossimi quattro mesi, con iniezioni di liquidità. E potrebbe chiedere a Francoforte 1,9 miliardi di euro: sarebbero i profitti guadagnati dalla Bce con l’acquisto di bond greci dopo il salvataggio del 2010.

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