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Il piano della Troika per Atene “Abbattiamo il loro debito” No di Berlino: “Basta sconti”

Si stanno facendo febbrili i negoziati tra la Troika, composta da Commissione, Bce e Fmi, e il governo greco per trovare una soluzione che eviti una nuova bancarotta di Atene. Ma dietro le quinte, a trattare, ci sono anche i diciassette governi dell’eurozona, che saranno chiamati a dare il via libera ad una soluzione comunque costosa per le casse pubbliche già prosciugate dalla crisi.
Mercoledì i ministri finanziari dei diciassette dovrebbero ritrovarsi in videoconferenza per ascoltare il rapporto provvisorio della Troika e decidere quale sia la strategia migliore da adottare. Il tempo stringe. La Grecia attende una tranche da 31 miliardi del prestito già concesso. Se non dovesse riceverla, visto l’inadempienza rispetto agli impegni assunti, secondo il primo ministro Samaras si troverebbe in bancarotta per la metà del mese di novembre.
«Occorre trovare una soluzione rapidamente. La Grecia ha un problema a lungo termine che non può risolvere in due anni
senza aiuti esterni», ha spiegato ieri il governatore della banca nazionale austriaca Ewald Novotny, aggiungendo che una bancarotta del Paese avrebbe «effetti molto negativi» per le economie e l’occupazione dei suoi partner europei.
Il governo greco chiede con insistenza due anni di proroga per spostare il riaggiustamento dei conti dal 2014 al 2016. Ma anche una proroga costerebbe soldi, sotto forma di ulteriori prestiti di cui Atene avrebbe bisogno: si parla di una cifra tra i trenta e i quaranta miliardi.
Ieri il settimanale tedesco Spiegel ha pubblicato indiscrezioni di fonte tedesca secondo cui la Troika, in un rapporto provvisorio presentato giovedì, suggerisce che i creditori pubblici di Atene accettino di tagliare il debito pubblico del Paese che è in loro possesso in cambio dell’impegno del governo greco a varare altre 150 riforme. I creditori privati hanno già dovuto accettare un “haircut”. Ma un taglio del debito in mano pubblica si tradurrebbe in una perdita secca per i contribuenti europei. Secondo Spiegel la Bce, che detiene 40 miliardi di bond greci, non potrebbe accettare un taglio perché per trattato non può finanziare direttamente un governo, ma acconsentirebbe a restituire alla Grecia gli utili che lucrerebbe sugli interessi.
L’ipotesi, anche se non confermata ufficialmente, è stata comunque respinta ieri dal ministro delle finanze tedesco, Wolgang Schauble: «è irrealistico parlare adesso di ulteriori tagli al debito greco», ha dichiarato in una intervista radiofonica, spiegando che non si possono dare più soldi «a chi non rispetta gli impegni».
Della questione parleranno probabilmente oggi anche Mario Monti e il premier spagnolo Mariano Rajoy nel corso di un vertice bilaterale previsto da tempo. Intanto si starebbe avvicinando la soluzione per un altro Paese in difficoltà: Cipro. Il ministro delle Finanze cipriota, Vassos Shiarly, ha annunciato che un accordo con la troika sulla concessione di un prestito europeo al governo dell’isola «è vicinissimo».

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