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Il piano della Merkel per l’unione politica «a doppia velocità»

BERLINO — Anche al vertice dell’Unione Europea di fine giugno ci vorrà quel «pizzico di fortuna» che Angela Merkel ha augurato alla nazionale di calcio tedesca facendole una rapida visita a Danzica. Ma una cosa è certa, non basteranno nemmeno i tempi supplementari. La cancelliera, guardando al futuro, presenterà a Bruxelles un «piano di lavoro» per fare avanzare l’unione politica, mentre per molti altri Paesi le priorità sono altre e più urgenti. «Dobbiamo dare, passo dopo passo, più competenze all’Europa, a cui vanno attribuiti poteri di controllo», ha detto in un’intervista trasmessa dalla televisione Ard all’ora della prima colazione, mettendo bene in chiaro che l’obiettivo è troppo importante per «fermarci se qualcuno non vuole seguirci». Poi, incontrando a Berlino un gruppo di studenti insieme al primo ministro britannico David Cameron e a quello norvegese Jens Stoltenberg, ha ammesso che ci vorranno anni per superare la crisi.
Angela Merkel pensa da tempo, ma questa volta lo ha detto più chiaramente, a un’Europa in cui i Paesi della zona euro siano un’avanguardia che cooperi «più strettamente». «Anche per quanto riguarda — ha precisato — quella che viene chiamata unione fiscale, cioè una maggiore integrazione delle politiche di bilancio». L’esempio è quello degli accordi di Schengen sulla libera circolazione. Chi vuole, va avanti, ma nello stesso tempo, aggiunge, «dobbiamo essere aperti e dare a tutti la possibilità di partecipare».
Intanto, a Berlino si sente naturalmente il bisogno di avvertire che il summit dei Ventisette non sarà in grado di risolvere «in un colpo solo» tutti i problemi della zona euro. A chi, come la Francia, ritiene indispensabile lanciare subito iniziative in grado di promuovere la crescita, la cancelliera ha ripetuto la teoria delle «due facce della medaglia», sottolineando che senza un consolidamento dei bilanci non ci può essere la crescita, per la quale è necessaria maggiore competitività. Sono concetti, questi, contenuti anche nel documento preparato dal ministero tedesco dell’Economia per i colloqui con l’opposizione che Le Monde definiva ieri pomeriggio «un no alle richieste di Parigi e una lezione di economia alla sinistra europea». Nel testo si afferma tra l’altro che la responsabilità di rafforzare la crescita appartiene in primo luogo ai singoli Stati, con riforme del mercato del lavoro, privatizzazioni, riduzione della burocrazia.
Der Spiegel ha definito quello tedesco «un approccio metodico», e ha rilevato che uno degli obiettivi degli interventi di ieri è ridurre le aspettative di una rapida soluzione della crisi dell’euro. In effetti, per la Germania molte delle misure sostenute dai partner europei non possono essere messe adesso all’ordine del giorno. In primo luogo gli eurobond, che si potranno esaminare «tra molti anni», come ha precisato nei giorni scorsi il portavoce Steffen Seibert. Ma anche il progetto della Commissione e della Bce per una sorveglianza centralizzata delle banche europee e per meccanismi di garanzia comune dei depositi potrà realizzarsi, dicono a Berlino, solo dopo che saranno compiute tappe importanti del processo di integrazione. Alla posizione tedesca è giunto anche il sostegno di Cameron, secondo cui «non si può chiedere ai contribuenti britannici di garantire per i depositi bancari greci o spagnoli».
In questo scenario che poco invita all’ottimismo sulle possibilità di trovare posizioni comuni a livello europeo, uno spiraglio positivo arriva con la notizia di un’intesa a Berlino tra maggioranza e opposizione sulla tassa per le transazioni finanziarie. La Germania potrebbe farsi promotrice, in sede europea, della proposta di varare la Tobin tax anche senza il via libera di tutti i Paesi dell’eurozona. Una decisone doppiamente importante perché il cammino verso l’approvazione al Bundestag del fiscal compact e dell’Esm prima della pausa estiva è ora meno complicato.

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