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Il piano crescita, in sette mosse

di Mario Sensini

ROMA — Accelerazione delle opere pubbliche, riprogrammazione dei fondi comunitari per le regioni meridionali non ancora spesi, rilancio del Sud con la richiesta a Bruxelles di un regime fiscale di favore, aumento dell’efficienza della pubblica amministrazione, estensione della contrattazione decentrata, nuovi contratti di apprendistato, un Piano nazionale per le Reti di nuova generazione che potrebbe veder coinvolta anche la Cassa Depositi e Prestiti. Sono tutte riforme che non avranno impatto sulla finanza pubblica quelle inserite dal governo italiano nel Piano Nazionale che sarà approvato oggi dal Consiglio dei Ministri e trasmesso a Bruxelles, insieme alla Decisione di economia e finanza (il documento che sostituisce il vecchio Dpef). E forse anche per questo l’impatto delle riforme in programma, che la Ue ha chiesto di quantificare nei Piani nazionali, non sarà certamente sconvolgente. Insieme a quelle già varate o in corso di attuazione (agganciamento delle pensioni alla speranza di vita, federalismo fiscale) potranno offrire una "spinta"aggiuntiva al prodotto interno lordo di circa 0,4 punti percentuali l’anno tra il 2012 ed il 2014 (dello 0,3%nei tre anni successivi e dello 0,2%per il 2018-2020) impattando anche sui consumi e gli investimenti. Anche se prima, ormai la scelta è scontata, le stesse previsioni di crescita dell’economia saranno ritoccate dal governo al ribasso. — secondo le ultime bozze dei documenti che l’esecutivo approverà oggi nella riunione alla Camera (in pausa pranzo, nel corso delle votazioni sul processo breve), la crescita del prodotto interno lordo del 2011 sarà ridotta dall’ 1,3%, cui sono ferme le ultime previsioni ufficiali dell’esecutivo, all’ 1,1%. In pratica saranno adottate le ultime stime del Fondo Monetario e dell’Ocse, che indicano anche per il 2012 un tasso di crescita dell’economia piuttosto modesto: 1,3%contro il 2%stimato in autunno dall’esecutivo. L’adeguamento delle previsioni non dovrebbe avere un impatto rilevante sul deficit pubblico, con la conferma del rientro sotto il 3%del Pil entro il 2012. Anche nel Piano Nazionale di Riforme, la stabilità della finanza pubblica è indicata come obiettivo prioritario da perseguire nei prossimi anni, aiutato sia dalla riforma previdenziale che dalla progressiva attuazione del federalismo. Nel Piano si pone poi un’enfasi particolare sulle misure per l’occupazione (ci sarebbe anche un nuovo piano per l’emersione del nero) per accrescere il tasso di partecipazione delle donne e dei giovani al mercato del lavoro (anche grazie alla riforma della scuola che, dice il governo, determinerà un minor tasso di abbandono). Per il Mezzogiorno si punta sulla riprogrammazione delle risorse non spese dalle Regioni e sulla richiesta alla Ue di particolari regimi di favore fiscale. Nel disegno del governo, poi, ci sarebbe un piano per la gestione e la realizzazione delle grandi reti di servizio in cui coinvolgere la CDP (e, per giunta, si riparla dello scorporo di Snam Rete Gas dall’Eni, e della creazione di un nuovo polo con Terna). In arrivo, infine, delle norme per accelerare le opere pubbliche: verrebbero posti dei limiti alle revisioni in corso d’opera, ma anche ai ricorsi giudiziali ed alle compensazioni a favore degli enti locali interessati dalle infrastrutture.

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